di Simona Massari

Tra i progetti presentati all’USR ai sensi dell’Ord. Comm. n. 105/2020 c’è anche quello relativo alla graziosa chiesa della Madonna del Ponte fuori Porta Cartara. Essa prende nome da un’antica Icona posta all’imbocco del ponte sul Castellano.

Un po’ di storia

Nel 1689 il sacerdote Don Angelo Mancini, per incrementare la devozione a questa effige, con la raccolta di elemosine, fece trasformare un antico casolare donato dalla famiglia Alvitreti in una chiesetta e vi pose all’interno la porzione di muro con la suddetta immagine della Madonna.

La chiesa cominciò ad essere regolarmente officiata nel 1720. Crescendo sempre più la pietà dei cittadini e le offerte, nel 1735 la chiesa venne ampliata e resa in forma ellittica come la vediamo oggi, con cupola e lanternino.

L’altare

Nel 1748 il sacerdote Don Giuseppe Picciotti, nipote del Mancini, l’adornò dell’attuale altare e la fece solennemente consacrare dal Vescovo Paolo Tommaso Marana, la dotò della sacrestia e dell’attigua abitazione ad uso del cappellano e la fece anche decorare completamente all’interno con figure simboliche e finte architetture entro riquadrature e volute dal pittore ascolano Biagio Miniera (tali pitture sono state completamente ricoperte nel secolo passato).

La pala d’altare

Successivamente, nel 1758, dietro interessamento dello stesso Don Picciotti, venne dipinta la pala d’altare ad olio su tela (1.80×1.40) rappresentante San Giuseppe, San Francesco Saverio e San Luca con al centro l’apertura ovale per far vedere l’affresco della Madonna, dal pittore olandese Karel Ramond. In epoca imprecisata è anche stato innalzato l’attuale campanile a vela con due campane.

L’esterno molto semplice, intonacato, presenta un portale riquadrato affiancato da due finestre rettangolari, al quale si accede tramite tre gradini. L’interno attualmente si presenta totalmente imbiancato, ad eccezione dell’altare concavo, a due colonne e due paraste, sormontate da capitelli con volute, trabeazione spezzata e in mezzo la Gloria dello Spirito Santo; al centro è posta la tela sopra descritta sormontata da due putti in stucco.

Questa chiesa, inizialmente vicariale-curata della Cattedrale, divenne successivamente parrocchiale autonoma. Dal 1986 è chiesa succursale della Parrocchia di Sant’Angelo Magno.