L’anima del lavoro

Ridisegnare il ruolo umano nel tempo delle tecnologie

 

Come uscire, dunque, dalla trappola della quantificazione totale senza rinunciare ai benefici legittimi dell’innovazione?

La risposta non sta nel rifiuto della tecnologia, ma nella riappropriazione della sua cabina di regia. I contributi contenuti in queste pagine offrono una bussola per compiere questo esercizio di ecologia mentale. Ci ricordano che la transizione digitale è un processo che deve essere governato, non subito come un destino ineluttabile.

Il lavoro deve tornare ad essere il luogo in cui l’uomo, con tutti i propri limiti e con tutte le proprie debolezze, esercita la sua sovranità intellettuale, usando la macchina come un amplificatore delle proprie capacità e mai come un sostituto della propria coscienza. Se misuriamo il lavoro solo con il metro del tempo e del profitto, otterremo una società impoverita e rancorosa. Se lo misuriamo con il metro della crescita personale, della sicurezza e dell’impatto sociale, getteremo le basi per un nuovo umanesimo tecnologico.

 

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Cent’anni e più

La Vita Picena compie 118 anni. Da quel primo numero del 2 gennaio 1909 la pubblicazione ha vissuto stagioni diverse: accanto a momenti di grande presenza e diffusione, se ne trovano altri di evidente difficoltà; a pagine di forte incisività nel dibattito sui temi locali se ne sono avvicendate altre costruite di sole notizie nazionali; dopo periodi di tenace puntualità nelle uscite settimanali ne sono venuti altri di seppur brevi silenzi. Eppure, il giornale ha sempre proseguito nel suo cammino di accompagnamento alla vita della comunità, rendendo evidente una presenza di “buone opere” nel territorio spesso dimenticate dalla stampa locale.

In questa rubrica riproponiamo articoli storici, emblematici per la vita del tempo ma con qualche significato anche per l’oggi.