La Diocesi ascolana ha Celebrato il Mercoledì delle Ceneri

 Il Carnevale è finito e dopo questo periodo di baldoria e grandi festeggiamenti è iniziato un tempo caratterizzato da una maggiore austerità. Mercoledì scorso, infatti,   è stato il primo giorno del periodo penitenziale in preparazione alla solennità della Pasqua che quest’anno cade domenica 9 aprile.

Il rito religioso

Come da tradizione, mercoledì sera migliaia di fedeli, costituiti prevalentemente da adulti ed anziani, si sono recati in chiesa per ricevere le ceneri accompagnate dal gesto liturgico: “Convertiti e credi al Vangelo”. Parole forti ed esigenti, che dovrebbero dare inizio a una vera e autentica “rivoluzione” del cuore e della mente e, quindi, del modo di credere e di vivere il nostro rapporto con Dio. Nel tempio monumentale di San Francesco, il rito religioso è stato presieduto dal vescovo diocesano Gianpiero Palmieri; concelebranti il Guardiano padre Danilo Marinelli e don Paolo Simonetti. Oltre ai tanti fedeli, anche sul capo dell’alto prelato è stata imposta la cenere. A vivacizzare la messa, con musica e canti, sono stati: all’organo Piero Castelli e, animatore dei canti, padre Narcis Giorgiuculesei (padre Narciso).

La formula di ammonimento

 La liturgia del Mercoledì delle Ceneri è legata anche alla pronuncia di una formula di ammonimento, scelta fra la tradizionale “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai” o la più recente “Convertitevi e credete al Vangelo” che i parroci hanno pronunciato mentre deponevano sul capo dei fedeli un pizzico di cenere. La teologia biblica, infatti, rivela un duplice significato dell’uso delle ceneri: il primo come segno della debole e fragile condizione dell’uomo, mentre il secondo come segno esterno di chi si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore.

L’omelia

“La Quaresima – ha esordito l’alto prelato – è la riscoperta del proprio battesimo, cioè della propria dignità di figlio di Dio. Ecco perché compiamo l’itinerario quaresimale di quaranta giorni, perché abbiamo bisogno di questo tempo per riscoprire chi siamo e poterlo celebrare con gioia la notte di Pasqua”. Si è soffermato, altresì, sul significato delle ceneri e delle formule di ammonimento. E ancora: “La liturgia di oggi ci mette in guardia dei tre nemici che ci fanno dimenticare di essere figli di Dio, facendoci del male”. Ha proseguito, con dovizia di particolari, sul come liberarsi di queste tre nemici che ci rendono schiavi, cioè, l’apparire per essere ammirati dagli altri; l’esperienza del fallimento per i nostri peccati; io non penso più all’altro perché sono schiavo del mio io.

Le testimonianze

 “Al carnevale – ha evidenziato Anna Rosa, francescana – segue un periodo sacro di quaranta giorni, in preparazione alla solennità della Pasqua, che nella liturgia prende il nome di Quaresima ed inizia proprio con il Mercoledì delle Ceneri. Durante questo periodo, la tradizione popolare antica voleva austerità e privazione da ogni divertimento”. “Le ceneri utilizzate per la celebrazione – ha spiegato Eclite Albertini della parrocchia del Crocifisso dell’Icona – sono quelle ottenute bruciando i rami di ulivo benedetti la domenica delle Palme dell’anno precedente. Il Mercoledì delle Ceneri è giorno d’astinenza e digiuno, anche se questa parte del rito, con il passar degli anni, è sempre meno praticata. Il gesto di porre le ceneri sul capo ha un doppio valore simbolico, in quanto rimanda alla precarietà della vita terrena, ma rappresenta anche un segno di pentimento dell’uomo di fronte a Dio”.

Le Stazioni quaresimali

In questo tempo di Quaresima, la chiesa ascolana propone anche le “Stazioni Quaresimali”. Diversamente dagli anni passati, queste, oltre ad essere state collocate alla sera, non prevedono né processione né messa. “Gli incontri – ha riferito il vescovo Palmieri – non si svolgeranno sotto forma eucaristica ma di meditazione sulla nostra vita”. La I^ di Quaresima, dunque, si terrà domenica 26 febbraio, con il raduno alle ore 21 nella chiesa di San Giacomo della Marca, nel quartiere di Porta Cappuccina, presente il vescovo diocesano Gianpiero Palmieri.

di Roberto Cestarelli