CARTA CANTA
Vite schiacciate dal debito: una sfida pastorale urgente
Il Quaderno n. 4 di Sguardi affronta un fenomeno che coinvolge oltre 7 milioni di italiani e mina la tenuta delle famiglie. Il direttore della Caritas di Roma Giustino Trincia richiama la necessità di ascolto, formazione e sostegno comunitario per spezzare la spirale del debito.
a cura di Giorgio Rocchi
Il Quaderno n. 4 di Sguardi, la collana promossa dalla Caritas di Roma per “leggere la città con gli occhi dei più fragili”, ha per titolo “Sovraindebitamento, una sfida comunitaria e pastorale”. E di sovraindebitamento parliamo con il direttore della Caritas di Roma Giustino Trincia che è anche presidente della Fondazione Salus Popoli Romani, fondazione voluta esattamente 30 anni fa da monsignor Luigi Di Liegro per sovvenire alle necessità economiche delle famiglie in difficoltà finanziaria.
Il sovraindebitamento pesa come un’ipoteca sullo sviluppo della società italiana e non è materia di sole imprese, tanto coinvolte sono le famiglie o le singole persone, in una dimensione che spesso sfugge, dilagante e dirompente.
Di cosa parliamo, tecnicamente, quando diciamo sovraindebitamento e chi coinvolge? Quale è la dimensione del fenomeno, se ci sono dati…
Tecnicamente si è sovraindebitati quando non si è più in grado di pagare in maniera regolare i propri debiti, anche considerando le proprie disponibilità economiche dei successivi dodici mesi. Ci si può trovare sovraindebitati, spesso, a causa di eventi imprevisti, come la perdita del lavoro o la riduzione del reddito; oppure per problemi di salute o per una crisi familiare. A volte ci si trova sovraindebitati per uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità, oppure per una qualche forma di dipendenza, come quella dalle scommesse. Secondo i dati disponibili in Italia ci sono oltre 7 milioni di persone fisiche sovraindebitate.
Il sovraindebitamento, provochiamo, è una causa di povertà oppure una conseguenza? Comunque sia resta un motivo di oppressione. Perché è una sfida comunitaria e pastorale?
Il sovraindebitamento può essere sia l’una che l’altra. La povertà materiale, come quella educativa e culturale, incidono molto. La perdita generale del potere di acquisto, la difficoltà di accesso di molti al servizio sanitario nazionale, mettono in crisi tante famiglie, soprattutto quando ci sono bambini e persone fragili in casa. La sfida comunitaria e pastorale è quella di far crescere molto la consapevolezza sulla gravità del problema; sugli strumenti disponibili per prevenire e contrastare il fenomeno. Occorre un’azione anche formativa e culturale, soprattutto nei giovani. Si tratta di educare alla sobrietà: l’uso consapevole e responsabile delle proprie risorse e la capacità di valutare bene ciò di cui si ha effettivo bisogno. Nelle comunità occorre ascoltare le persone sovraindebitate senza giudicarle e farsi prossimo con consigli, suggerimenti e atti concreti di carità e di rispetto verso coloro che sono nei guai, è il primo passo da compiere, quello più importante.
Leggiamo in Sguardi: “Il sovraindebitamento può dare segnali semplici quali la difficoltà a pagare le bollette o l’affitto. Non sottovalutare nessuno di questi segnali”. Chi si deve accorgere di questi “eventi sentinella”?
La famiglia di appartenenza, la comunità di amici o di amiche che si frequentano per ragioni di lavoro, di tempo libero, di sport o di studio.
“Spesso, chi vive una crisi finanziaria si sente giudicato, abbandonato e incapace di chiedere aiuto”. Quali ostacoli incontra una persona indebitata nel chiedere aiuto, e come la comunità parrocchiale può diventare spazio di fiducia e non di giudizio? Qual è il ruolo dei Centri di Ascolto, dei parroci e dei volontari nel creare relazioni che liberano?
Il pregiudizio e il giudizio facile, la mancanza di discrezione e di riservatezza delle persone e poi la solitudine, la perdita di speranza e di fiducia in sé stessi, la mancanza di informazione sugli strumenti disponibili per affrontare i problemi credo siano gli ostacoli principali. La comunità parrocchiale può fare moltissimo se parte dagli insegnamenti del Vangelo e cerca di metterli in pratica concretamente. Conta moltissimo una preghiera fatta di invocazione dello Spirito e tradotta in azioni, parole e scelte molto concrete in termini di prossimità e di solidarietà verso chi è in seria difficoltà. Occorre mettersi al loro fianco, accompagnare le persone in difficoltà, unendo l’indispensabile cuore compassionevole, alle necessarie competenze tecniche. È importante dire la verità alle persone, con il necessario tatto ma evitando paternalismo e assistenzialismo. È importante promuovere incontri di educazione finanziaria.
“Il giubileo è un appuntamento in cui prendere coscienza che ci siamo allontanati dalla strada che conduce alla vita autentica”. In che modo la dimensione spirituale e il riferimento al Giubileo biblico possono offrire una chiave di lettura e di speranza per chi è oppresso dal debito? La Chiesa Italiana ha affidato alla Caritas un progetto importante che vede protagonista la Fondazione Salus Popoli Romani …
Il Giubileo è nel segno della remissione dai debiti; del liberare dalle diverse possibili forme e condizioni di schiavitù in cui le persone possono essere state ridotte. Il progetto di microcredito sociale “Mi Fido di Noi”, promosso dalla Cei attraverso Caritas Italiane e in collaborazione con la Consulta nazionale antiusura San Giovanni Paolo II, è una opportunità concreta di promozione umana. Aiutare le persone sovraindebitate a non essere schiacciate dai debiti, aiutandole nell’emergenza e offrendo loro la possibilità anche di pregare insieme, di ascoltare la Parola di Dio, penso sia molto in linea con il messaggio della speranza che il Giubileo cerca di esprimere in ogni tempo.
