PASSI E PERCORSI
Valutare senza voti: in classe si guarda ai progressi
All’Istituto comprensivo interprovinciale dei Sibillini una sperimentazione cambia il paradigma della valutazione: meno numeri, più crescita. La dirigente Alessia Cicconi spiega perché il futuro è nella valutazione formativa
di Veruska Cestarelli
Il dibattito sull’uso dei voti numerici a scuola è complesso e tocca aspetti pedagogici, psicologici e organizzativi. Non esiste una risposta univoca su cosa sia “giusto” o “sbagliato”, poiché entrambe le posizioni presentano validi argomenti e criticità.
Molti educatori sostengono che la vera questione non sia l’eliminazione del voto in sé, ma il passaggio da una valutazione numerica ad una formativa, che utilizzi giudizi descrittivi e feedback continui per accompagnare lo studente nella crescita.
Ne è convinta Alessia Cicconi, dirigente dell’Isc Interprovinciale dei Sibillini, che dal 2023 guida un progetto di sperimentazione sulla valutazione scolastica. «I voti numerici – spiega – sono richiesti dalla normativa ministeriale nelle scuole secondarie di primo e secondo grado e solamente nei documenti di valutazione intermedia o finale, che sarebbero la pagella del primo quadrimestre e quella finale. Quindi, visto che i numeri non sono necessari durante l’anno scolastico, l’istituto che dirigo ha deciso di proporre la valutazione in itinere, o formativa. Significa che i docenti possono tenere in considerazione qualsiasi espressione che arrivi dallo studente, come, ad esempio, l’attenzione che mostra in classe, le domande che pone, la capacità di spiegare un argomento ai compagni e tutte le attività che vengono svolte in aula relative alla disciplina».
In questo senso qualsiasi momento dell’attività didattica diventa oggetto di valutazione, perché «valutare – dice la dirigente Cicconi – significa dare valore a quello che l’alunno sa fare, guardando ai suoi punti di forza, perché l’obiettivo della scuola è il successo formativo dell’alunno. Come affermato dalle neuroscienze esistono molteplici forme di intelligenza e gli studenti sono tutti diversi e hanno vari stili di apprendimento. Se ci limitiamo a considerare solo l’intelligenza linguistica e quella logico matematica, facciamo un grande errore perché esistono tante intelligenze come quella cinestetica, basata sul movimento, quella musicale e sociale. Tutte concorrono alla formazione integrale della persona e tutte devono essere sviluppate e tenute in considerazione quando si valuta uno studente».
Con una valutazione di tipo tradizionale, basata solo sul voto numerico e sulla media ottenuta, si rischia dunque di innescare una spirale di errori che a caduta compromettono la formazione didattica e portano lo studente a sentirsi incapace e frustrato. «Con i voti – spiega – la scuola assolve certamente al suo compito, ma non tiene conto dei progressi dello studente, perché non considera il miglioramento che si raggiunge nel percorso di crescita. In questo modo inoltre, l’errore non viene considerato come una occasione di crescita. Quando un bambino inizia ad andare in bici spesso cade: se noi continuiamo ad evidenziare gli errori fatti e dove sbaglia lui non troverà mai il coraggio per riprovare e continuare, ma di fronte all’insuccesso si sentirà scoraggiato e smetterà di sperimentare perché si sentirà incapace. Il compito della scuola è anche quello di eliminare elementi di stress inutili che danneggiano il percorso di apprendimento dei ragazzi».
Secondo la dirigente dell’Istituto comprensivo dei Sibillini, la scuola e i docenti talvolta tendono a rimanere nella loro zona comfort applicando un sistema di valutazione che non è al passo con i tempi e che non tiene in considerazione l’allievo nella sua totalità. «Si tratta di un metodo più impegnativo perché non viene solo assegnato un numero – dice – ma c’è una valutazione che deve essere spiegata, sottolineando quali siano i punti di debolezza e come lo studente può lavorare per migliorare questi aspetti. Inoltre servono verifiche ulteriori per dare vita ad un processo costante che quindi non finisce con la restituzione del compito. Serve una interazione continua tra alunno e docente».
Una sperimentazione che porta inevitabilmente a ripensare un modello educativo e a rivedere le abitudini dei docenti. «E’ normale incontrare delle resistenze quando si propone un cambiamento – fa presente Alessia Cicconi – ma fin da subito i miei docenti sono stati collaborativi e hanno capito che era necessario rivedere il metodo di valutazione per permettere ai ragazzi di esprimersi al massimo del loro potenziale. Si tratta di un approccio che in realtà potrebbe essere utilizzato da tutte le scuole, perché previsto dalla normativa sull’autonomia che è data ad ogni istituto e che tra l’altro ridisegna completamente il rapporto con gli studenti e le famiglie. Possiamo eliminare lo stress della competizione data dal voto, il confronto continuo con i compagni ma anche con i fratelli e tutto viene affrontato con serenità. Ci sono prove che oggi vengono fatte tra classi parallele con insegnanti diversi, confrontando docenti e studenti come se tutto potesse essere messo sulla stessa bilancia. Quello che invece stiamo cercando di fare all’Isc dei Sibillini è proprio rivedere il modo di fare scuola lavorando sulla valutazione, che non deve essere più vista come un momento successivo all’attività didattica».
Con questo tipo di approccio l’alunno mostra le sue molteplici caratteristiche che poi vengono tenute in considerazione nel corso del giudizio finale. «Per noi è una grande occasione – dice – perché gli alunni che vengono dalla primaria non sono abituati ai voti numerici e quindi è una grande opportunità per continuare con il modello adottato. Un alunno oggi riceve un ranking, che è il contrario di quello che appunto dovrebbe fare la scuola: non mettere in competizione gli studenti tra di loro, ma tenere conto di tutti i tempi di apprendimento. Invece abbiamo un sistema in cui la classe viene pensata come un sistema che va avanti sempre insieme, in cui tutti devono procedere con lo stesso passo, ma è impossibile perché i ragazzi imparano in modi e tempi diversi. Per questo la didattica deve essere personalizzata e guardare all’individualità».
La scuola deve sostenere gli studenti e diventare capace di considerare i molteplici aspetti nella valutazione del percorso dello studente. «Noi dobbiamo essere i primi fan delle nuove generazioni – conclude la dirigente Alessia Cicconi – e quando sento dire da colleghi che un 4 non ha mai fatto male a nessuno, o che si è sempre fatto così, sinceramente resto sgomenta. Il mondo cambia velocemente e i nostri ragazzi hanno bisogno di essere valutati in toto, per capire quali siano le loro capacità e potenzialità da sviluppare e non fermarsi ad un solo aspetto. Chi lavora a scuola, che conosce i ragazzi, sa che dentro di loro c’è un tesoro che deve essere prima cercato, poi trovato e valorizzato: questo deve essere il nostro obiettivo. Il sistema di valutazione che abbiamo adottato punta al risultato che nessuno si senta inadeguato o incapace di raggiungere un obiettivo. Nessun alunno si deve disamorare della scuola e del sapere perché il più grande errore che si possa commettere è quello di spegnere la fiammella della curiosità».
