PASSI E PERCORSI
Uomini e mare: l’identità profonda del lavoro nella marineria
I pescatori di San Benedetto del Tronto si trovano oggi in un delicato equilibrio tra la forza della tradizione e le sfide della modernità. In uno scenario di incertezza, i pescatori e le loro famiglie trovano nell’Apostolato del Mare un punto di riferimento fondamentale
di Stefania Mistichelli
Essere pescatori oggi a San Benedetto del Tronto significa stare in equilibrio tra una tradizione straordinaria, legata alla pesca oceanica e custodita nei musei del mare che si trovano in città, e le sfide sempre più pressanti imposte dalla modernità, con la tecnologia che avanza, la consapevolezza di voler praticare una pesca sempre più sostenibile e la congiuntura internazionale che colpisce tutto il settore.
Tra contestati fermi pesca non adeguatamente indennizzati, oscillazioni del prezzo del gasolio, scarso ricambio generazionale, la marineria sambenedettese fa spesso sentire la propria voce a livello nazionale, supportata dalla chiesa locale, presente in porto attraverso l’Apostolato del Mare.
«La presenza di don Peppe (don Giuseppe Giudici, ndr) e dell’ufficio per l’apostolato del mare – dice l’armatore Nicola Bergamaschi – rappresenta per tutti noi qualcosa di prezioso. Attraverso di lui ci sentiamo sostenuti sia negli aspetti pratici del nostro mestiere sia dal punto di vista del sostegno spirituale».
Sacerdote e pescatore, don Giuseppe Giudici, anche adesso che è parroco nella comunità di Acquaviva Picena, è una presenza fissa del porto di San Benedetto, punto di riferimento per l’intera marineria, del quale è profondo conoscitore.
«Il lavoro del pescatore è molto particolare – racconta – e i pescatori, soprattutto in un posto tradizionale come quello di San Benedetto, hanno una mentalità e un modo di fare molto specifico, difficile da scardinare e da mettere in discussione. Questo rappresenta sia l’aspetto negativo della marineria, che a volte ha fatto fatica ad evolvere e a stare al passo con i tempi, ma anche quello positivo. Infatti, qui è molto forte la fedeltà alle tradizioni».
La presenza attiva dell’Apostolato del mare rappresenta per tutti gli operatori del settore un punto di riferimento oramai imprescindibile. «Per loro, che ci sia questa pastorale è motivo di ammirazione, di stupore, di gioia, perché non erano abituati a un approccio così diretto con la Chiesa. Io sono qui tutte le settimane, cosa che loro apprezzano, tanto che da quando sono diventato parroco e posso starci un po’ meno me lo fanno notare. Il rapporto è tale che mi chiedono sostegno sia dal punto di vista spirituale sia dal punto di vista pratico: dalla richiesta della confessione a bordo ai tanti incontri operativi, dalla gioia condivisa quando la pesca è andata bene alle preoccupazioni per i tanti problemi che il settore ha avuto negli anni. Il rapporto con il pescatore, poi, non è mai solo personale, ma si allarga a tutta la famiglia, quasi sempre coinvolta nell’attività a terra, magari di vendita del pescato. Con loro parliamo spesso delle difficoltà familiari, che sono le stesse che incontrano tutti, ma che per loro spesso si amplificano perché trascorrono metà della settimana in mare».
È una vita difficile, quella del pescatore, un mestiere duro che risulta oggi poco attrattivo per i giovani. «Verso questo mondo non si avvicina più nessuno – ha sottolineato più volte Pietro Ricci, presidente dell’organizzazione dei produttori della marineria sambenedettese – e inoltre mancano gli istituti professionali che avviano i marinai alla professione tecnica. In questo modo la flotta invecchia, i più giovani di noi hanno tra i quaranta e i cinquanta anni, mentre moltissimi sono vicini alla pensione».
A colmare in parte la mancanza di ricambio generazionale è l’arrivo di lavoratori di origine straniera. «Sia sulle barche sia nei cantieri e nelle officine – spiega l’ingegner Giulio Piergallini della Navaltecnica costruzioni navali – cominciano ad avvicinarsi sempre più stranieri, perfettamente integrati. Noi in cantiere non ne abbiamo tanti, diciamo il 10% dei dipendenti, mentre penso che gli equipaggi sulle barche, prima totalmente italiani, vedano oggi almeno la metà delle persone straniere».
Grave cruccio della marineria sono i fermi pesca, contestati non tanto nel merito quanto nel metodo. Si tratta di periodi sempre più prolungati di totale inattività e dunque di mancanza di reddito, mentre le indennità previste arrivano con ritardi sempre maggiori. Ad essere messo in discussione dagli operatori del settore, inoltre, è anche il beneficio che l’ambiente marino trarrebbe da questi stop prolungati nel periodo estivo; meglio sarebbe fermarsi a primavera, quando avviene la maggior parte della riproduzione.
La marineria di San Benedetto del Tronto ha sviluppato in questi anni una notevole sensibilità ambientale che oggi è un fiore all’occhiello per i pescatori. Non a caso otto anni fa Papa Francesco ha cominciato ha citarla, salutarla e ringraziarla durante la celebrazione degli Angelus da piazza San Pietro, oltre che a riceverla in udienze anche private, proprio per un importante primato in merito alla custodia del Creato.
Dal 2018, infatti, i pescatori sambenedettesi hanno aderito ad un importante progetto europeo teso a ripulire i mari dalla plastica.
«Tutto è nato grazie ad Eleonora De Sabata, promotrice del progetto europeo “A pesca di plastica”, – racconta don Giuseppe – che nel 2018 è venuta qui e lo ha proposto alla marineria, partita con un primo gruppo pilota di dieci imbarcazioni che per una settimana hanno raccolto la plastica. Poi questo progetto si è allargato e l’anno dopo ha coinvolto tutta la flotta sambenedettese. E così siamo diventati “la marineria invitata dal Papa”. Il Pontefice, infatti, ne era venuto a conoscenza perché, in occasione di un incontro mondiale con l’Apostolato del mare che si teneva a Roma, siamo andati insieme ad una delegazione di pescatori e glielo abbiamo raccontato, sapendo quanto fosse attento al tema della tutela del Creato. Da lì, il Papa ha iniziato a citare questa esperienza in varie occasioni, addirittura scrivendone, e poi da lì sono seguiti diversi incontri».
La raccolta della plastica ha rappresentato una svolta per tutto il settore, non solo dal punto di vista ambientale. «Si può dire che pescatori abbiano fatto una rivoluzione – continua don Giudici – perché quelli “che inquinavano” il mare, perché poco attenti, sono diventati quelli che il mare lo puliscono».
Oggi, infatti, è comune vedere i pescatori che, al rientro dalle giornate trascorse in mare, oltre al pescato portino con se’ due o tre grandi sacchi pieni di rifiuti in plastica, pronti da riciclare. «Sono sia rifiuti che produciamo a bordo sia quello che raccogliamo, e che un tempo avremmo rigettato in mare – racconta Bergamaschi – perché era normale, non c’era questa cultura. Oggi, grazie al fatto di aver aderito a questo progetto, tutti nell’ambito portuale si comportano così».
Negli anni si sono susseguite diverse iniziative che hanno messo al centro la marineria e il lavoro dei pescatori.
«Oltre agli incontri con il nostro vescovo e con il prete responsabile nazionale della Pastorale sociale e del lavoro Bruno Bignami – racconta ancora don Giuseppe – abbiamo organizzato diverse gite con le famiglie dei pescatori, anche di più giorni, e poi gli incontri con il pontefice, tra cui le udienze private, che custodiscono nei loro cuori». «Gli incontri nazionali e internazionali cui partecipiamo, non tutti insieme ma per delegazioni – prosegue Nicola Bergamaschi – sono importanti perché ci permettono di confrontarci con le altre marinerie e con gli altri porti, di capire come si organizzano e come affrontano le criticità. Questo non è sicuramente un momento positivo per la pesca, con la guerra e l’aumento del prezzo del gasolio, ma devo dire che avere qualcuno che ti ascolta, che magari fa presente la tua preoccupazione ai superiori o semplicemente che ti accoglie al porto il venerdì, quando veniamo a terra, è per tutti noi un sollievo».
Momento importante per tutta la la marineria è la celebrazione della Festa della Marina che si tiene ogni estate nell’ultimo fine settimana di luglio; si tratta di un appuntamento molto sentito da tutta la comunità, di profonda unione cittadina, che prevede una processione a terra e una suggestiva processione in mare con i pescherecci, che portano a largo l’effige della Madonna.
