LE RAGIONI DI UNA SCELTA
Una Chiesa che si mette in ascolto
In seguito a un episodio di violenza giovanile nel Piceno, la diocesi ha promosso un’indagine per dare voce e ascolto agli studenti delle scuole superiori. Con la collaborazione degli insegnanti di religione e delle istituzioni scolastiche, sono stati raccolti e analizzati oltre 1.200 questionari. I dati e i temi emersi sono stati restituiti ai ragazzi e al mondo adulto per avviare un confronto ed evitare che il grido dei giovani resti inascoltato
di John Libbi
Docente Irc nella scuola secondaria di secondo grado
Nel marzo del 2025, a San Benedetto del Tronto, un ragazzo è stato accoltellato e ucciso davanti a una discoteca durante una lite con altri giovani. È un fatto già gravissimo in sé, ma nella realtà di provincia come quella picena viene percepito come uno squarcio profondo in un’apparente tranquillità, come se ci si rendesse improvvisamente conto che il nostro territorio non fosse poi così diverso da quelli raccontati dalle sempre più frequenti notizie di cronaca riguardanti episodi di violenza giovanile.
Qualche giorno dopo, durante una riunione dell’équipe sinodale della diocesi di Ascoli Piceno e riflettendo sull’accaduto, ci si è interrogati sul perché di tale violenza, su quali fossero le motivazioni più profonde, al di là dei meri fatti contingenti riportati dagli organi di stampa. Quello che però ci aveva colpito maggiormente era stato soprattutto il modo in cui se ne era parlato, in generale e, in particolare, sui mezzi di informazione: di fronte al tanto detto sui giovani in quei giorni, era mancata proprio la voce dei giovani. Erano state pronunciate molte frasi stereotipate, senza che nessuno avesse chiesto a loro il parere.
Da qui l’amara constatazione che, in realtà, si parla spesso dei giovani, ma senza mai ascoltarli veramente.
Questa riflessione ci ha portato alla consapevolezza che anche noi avevamo bisogno di ascoltare direttamente i giovani, di sentire che cosa avessero da dire e da dirci. Nel pensare a uno “spazio di ascolto” che desse la possibilità di esprimersi in totale libertà, coinvolgendo il maggior numero possibile di ragazzi, ci siamo rifatti a un’esperienza realizzata qualche anno prima, poco dopo l’arrivo in diocesi di mons. Gianpiero Palmieri.
Si era da poco usciti dall’emergenza Covid e il vescovo aveva proposto a tutti gli studenti di scuola secondaria superiore di dialogare con gli insegnanti di religione e con lui su tre interrogativi: come state? Quali domande sono sorte dentro di voi — capaci di aprire a una ricerca spirituale — in questo periodo così duro? Cosa vi aspettate dalla Chiesa, come vi può aiutare? Molti ragazzi avevano risposto per iscritto e in forma anonima.
L’autenticità e, soprattutto, lo spessore delle risposte avevano restituito un quadro della realtà molto significativo, facendo emergere un disagio e una sofferenza spesso completamente ignorati dal mondo adulto.
La nascita della ricerca
Con la nomina di mons. Palmieri a vescovo anche della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, si è deciso di estendere l’ambito di questa nuova ricerca a tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado dell’intera provincia di Ascoli Piceno, coincidente, di fatto, con il territorio delle due diocesi.
Definiti gli attori principali dell’indagine, l’obiettivo che ci siamo posti è stato quello di offrire ai giovani un vero “spazio di ascolto”, non giudicante, nel quale potersi esprimere con autenticità — da qui la scelta dell’anonimato — assumendoci, al tempo stesso, l’impegno di riportare al mondo degli “adulti”, inteso nel senso più ampio possibile, la loro voce, cercando di farla risuonare nei diversi ambiti della società.
A questo scopo il vescovo Palmieri ha costituito un gruppo di lavoro composto da dieci persone che, insieme a lui, potesse ideare, coordinare e portare avanti la ricerca. Credo che uno dei punti di forza che hanno reso possibile la riuscita di questo progetto sia stato proprio il gruppo di lavoro: il clima appassionato che si respirava durante gli incontri, le discussioni accese — anche quando i punti di vista erano molto diversi — e il fatto di condividere sempre la convinzione del valore e della necessità di questa iniziativa.
Se era chiaro per tutti noi che il punto di partenza fondamentale dovesse essere l’ascolto autentico dei ragazzi, era altrettanto chiaro che la ricerca dovesse poggiare su una base metodologica seria e scientifica, affinché, nel restituire quanto sarebbe emerso, gli stereotipi sui giovani non finissero per oscurare i dati reali.
Per questo motivo si è deciso di coinvolgere la dott.ssa Paola Bignardi, che, avendo coordinato e condotto importanti ricerche a livello nazionale sul mondo giovanile, poteva garantire un rigore metodologico capace di far emergere la voce dei giovani senza interferenze interpretative. È stata lei, infatti, che, dopo numerosi incontri e confronti con il gruppo di lavoro, ha elaborato e strutturato il questionario e ci ha successivamente accompagnati nella lettura dei dati emersi.
Predisposte le domande, abbiamo deciso di inserire anche una sorta di “pagina bianca”, nella quale i ragazzi potessero scrivere liberamente qualsiasi cosa desiderassero. Questa scelta ha permesso di affiancare ai risultati del questionario anche narrazioni personali di grande profondità.
Dato l’elevato numero di studenti ai quali la ricerca era rivolta e la necessità di disporre di risposte già informatizzate, il questionario è stato strutturato come un modulo online, accessibile attraverso un semplice link.
Per essere certi che il progetto venisse proposto a tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e per consentire loro di accedere al questionario, sono stati coinvolti tutti gli insegnanti di religione dell’intera provincia.
Poiché nelle scuole è vietato l’uso dei telefoni cellulari durante le lezioni, agli studenti è stato proposto di compilare il questionario, su base volontaria e, come già detto, in forma anonima, in orario extrascolastico. Questa modalità ha probabilmente favorito risposte più approfondite alle domande aperte e una maggiore disponibilità ad aprirsi davanti alla “pagina bianca”.
La realizzazione dell’indagine
Nel periodo in cui il link è rimasto attivo (dal 15 settembre 2025, inizio dell’anno scolastico, al 10 ottobre 2025), sono pervenute ben 883 risposte, mentre alla domanda finale, che per sua natura richiedeva un tempo maggiore di riflessione, hanno risposto 413 studenti.
I dati sono stati rielaborati dalla dott.ssa Bignardi e successivamente confrontati e discussi dal gruppo di lavoro, così da individuare le aree tematiche più significative emerse dalle risposte dei giovani.
Dolore, solitudine, scuola, amicizia, adulti e violenza sono stati i temi che si è deciso di approfondire attraverso alcuni focus group, guidati dalla dott.ssa Bignardi e composti da studenti di età e istituti scolastici differenti. In ciascun gruppo è stato approfondito il significato di una delle tematiche individuate.
Tutto il materiale raccolto è stato successivamente discusso e rielaborato dal gruppo di lavoro (dal 9 al 13 novembre 2025) ed è stato presentato al clero, agli insegnanti di religione e a tutti gli operatori pastorali delle due diocesi il 13 novembre 2025, con lo scopo di avviare un primo momento di confronto e di riflessione sui dati emersi dalla ricerca.
La domanda successiva che il gruppo di lavoro si è posto è stata come poter essere il più possibile efficace nel corrispondere all’impegno assunto con i giovani, cioè portare la loro voce al mondo degli adulti.
La restituzione e la divulgazione
Ci è sembrato naturale iniziare proprio restituendo ai giovani stessi i risultati della ricerca.
Piuttosto che limitarsi a presentare una serie di dati e considerato che la richiesta più forte emersa dall’indagine era il bisogno di essere ascoltati, si è deciso di elaborare una modalità di restituzione che li coinvolgesse direttamente in una discussione sui risultati.
A questo scopo è stato predisposto una presentazione per ciascuna delle principali tematiche emerse dall’indagine, nel quale i dati più significativi erano seguiti da domande pensate per favorire il confronto e la riflessione.
Anche per questa fase ci si è avvalsi della collaborazione degli insegnanti di religione. In un incontro svoltosi il 14 gennaio 2026 è stato presentato il lavoro da realizzare nelle diverse classi, che consisteva non soltanto nell’illustrare i risultati dell’indagine e nel promuovere il confronto, ma anche nel restituire successivamente al gruppo di lavoro una sintesi di quanto emerso dalla discussione.
L’invito era quello di approfondire una o più tematiche, a scelta del singolo insegnante, diversificandole nelle varie classi, così da ottenere un quadro il più possibile ampio. Anche in questo caso tutto il materiale è stato distribuito e successivamente raccolto attraverso la condivisione di un semplice link.
Sempre nell’ambito della restituzione, è apparso fin da subito doveroso intervenire su uno dei temi emersi con maggiore forza dalla ricerca: il rapporto dei giovani con il mondo della scuola.
Da qui la decisione di contattare e coinvolgere direttamente le istituzioni scolastiche. Un primo incontro si è svolto tra la dott.ssa Bignardi, mons. Palmieri e la Direttrice generale dell’Ufficio scolastico regionale, dott.ssa Donatella D’Amico, durante il quale sono stati presentati e discussi i risultati della ricerca. Da quell’incontro è nata una proficua collaborazione.
La dott.ssa D’Amico ha infatti proposto di coinvolgere tutti i dirigenti scolastici delle scuole secondarie di secondo grado della provincia di Ascoli Piceno e, insieme al Direttore dell’Ufficio scolastico provinciale, dott. Pasqualini, di organizzare un incontro dedicato alla presentazione dei dati emersi dall’indagine. L’incontro si è svolto il 20 marzo 2026 presso la sede dell’Ufficio scolastico provinciale di Ascoli Piceno e ha visto la partecipazione attenta e interessata di tutti i dirigenti scolastici, o di loro delegati.
Uno degli elementi emersi durante quell’incontro è stato il fatto che, nel campione degli studenti che avevano risposto al questionario, il numero degli alunni provenienti dagli istituti tecnici e professionali fosse significativamente inferiore rispetto a quello dei licei. Il dirigente dell’Itis Ipsia di Ascoli Piceno ha pertanto chiesto la possibilità di riaprire la somministrazione del questionario, impegnandosi a promuoverne la compilazione tra gli studenti del proprio Istituto.
Questo ha consentito di aggiungere alle 885 risposte iniziali altre 323 compilazioni, raggiungendo così un totale di 1.208 questionari, successivamente integrati e riletti all’interno del report precedente, fino a dare vita al report definitivo. A questo punto il quadro che emerge corrisponde in maniera molto più fedele alla realtà dei ragazzi del nostro territorio.
Si tratta di un materiale importante e delicato, capace di interrogare e provocare il mondo adulto, così come ha provocato noi del gruppo di lavoro. Crediamo che non si possa liquidare la doverosa interpretazione di questi dati limitandosi a considerarli come l’espressione delle “solite” dinamiche adolescenziali. Questa adolescenza è molto diversa e, forse, paga il prezzo di un mondo adulto profondamente cambiato.
Speriamo e crediamo che questa indagine, illustrata nelle pagine che seguono, possa dare avvio a un processo e non venga archiviata troppo in fretta. Abbiamo bisogno di riflettere insieme, di confrontarci, di comprendere, come Chiesa e come società civile. È un atto dovuto, perché il grido dei ragazzi non rimanga, anche questa volta, inascoltato.
