Un volontariato resiliente per la rinascita della montagna

Un volontariato resiliente per la rinascita della montagna

Da una festa patronale ai sentieri uniti tra due parchi, l’associazione Arquata Potest tesse aggregazione culturale dopo il sisma del 2016. Pubblicazioni storiche e collaborazioni per un turismo lento che popoli le terre alte

di Stefania Mistichelli

Giornalista de La Vita Picena


Valorizzazione del territorio e rinascita della comunità locale, attraverso la promozione di eventi culturali e tesi all’aggregazione sociale.

Sono questi gli obiettivi di Arquata Potest, l’organizzazione di volontariato nata quindici anni fa per iniziativa di un gruppo di ragazzi, con l’intento iniziale di far ripartire la festa del Santissimo Salvatore e che, da allora, lavora tutti i giorni per mantenere vive le tradizioni del luogo e valorizzarne le bellezze paesaggistiche e architettoniche.

«Siamo nati nel 2010, prima del terremoto, inizialmente un po’ allo sbaraglio – confida uno dei fondatori Andrea Izzi – eravamo tre e siamo partiti come comitato per la festa del patrono di Arquata del Tronto. Nel 2009, infatti, non si era potuta fare. Quindi, l’anno successivo ci siamo rimboccati le maniche e l’abbiamo presa in carico. Per noi da sempre simboleggiava molto, perché completava una settimana di eventi ad Arquata che avevano segnato profondamente la nostra infanzia. Da allora, arrivando il supporto di altri compaesani, abbiamo cercato di spostare lo sguardo sempre più avanti».

Dalla festa del patrono, infatti, Arquata Potest è cresciuta, come numero di componenti ma soprattutto come mole e tipologie di progetti e iniziative organizzate sul territorio. Dalle cene sociali alle passeggiate ecologiche, l’associazione ha spostato la sua attenzione alla rete sentieristica in un territorio unico in Europa, poiché insiste su due parchi nazionali, quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

«Appena prima del terremoto – continua Izzi – avevamo aperto un vecchio sentiero, una vecchia strada comunale che collegava la frazione di Arquata-Capoluogo con la frazione di Spelonga, come a unire simbolicamente i due parchi nazionali. Avevamo inaugurato questo sentiero proprio otto giorni prima del terremoto, con una fortissima partecipazione, circa 180 persone. Posso dire che questa iniziativa rappresenta la partenza di tutto il lavoro che si è sviluppato dal sisma in poi».

Il terremoto del 2016, comprensibilmente, provoca una battuta d’arresto nelle attività di Arquata Postest, che perde la sua sede, ma non la voglia di lavorare per il proprio territorio. Nel corso del 2017 i giovani associati si riorganizzano, studiano, progettano e scelgono di ripartire dai sentieri, cominciando a recuperare quelli perduti e aprendone nuovi. Ma non si limitano a questo.

Le nuove scosse e l’imponente nevicata dei primi mesi del 2017, infatti, provocano anche la totale perdita dell’archivio storico del Comune. Da qui, la scelta di buttarsi in un’avventura editoriale. Il primo nucleo di giovani componenti dell’associazione fonda, dunque, la collana #Raccontarquata pubblicando, da allora, quattro volumi: “La torre civica di Arquata del Tronto”, “Ottocento arquatano”, “Settecento arquatano” e la guida “Arquata del Tronto – Itinerari, tradizioni, piatti tipici per la rinascita del territorio”. Una scelta che fa emergere lo stato d’animo che sottende a tutte le attività di Arquata Potest: la resilienza, il non arrendersi, il guardare avanti nonostante le difficoltà.

La pubblicazione dei volumi, resa possibile grazie al sostegno di diverse realtà, come il Bim Tronto, la “Proloco di Rossano Veneto” e l’associazione “Laziali nel Mondo” di Schenectady (New York), rappresenta solo una delle tante attività intraprese da questo gruppo di giovani, che nel frattempo ha scelto di aprirsi e collaborare con altre associazioni, sia locali sia nazionali.

«Abbiamo allargato la nostra visione – racconta Andrea Izzi – e abbiamo iniziato diverse collaborazioni, come quella con il sito Arquata Futura per riportare delle opere sul territorio, oppure con “Il Cammino nelle terre mutate”, che va da Fabriano all’Aquila in 14 tappe e che attraversa tutte le zone terremotate dei terremoti del 2009 e del 2016, e poi anche con alcune realtà nazionali, penso a Itacà con la tappa dei Monti Sibillini. Questa estate abbiamo collaborato con la Festa Bella di Spelonga, organizzando passeggiate e un pomeriggio culturale con autori di saggi, racconti e poesie dedicate ad Arquata. Collaboriamo anche con altre realtà dell’entroterra maceratese… Insomma cerchiamo di fare rete e di riportare in auge i nostri territori, ripartendo poi da quello che abbiamo, la bellezza dei nostri luoghi, che nessuno può portarci via».

Le iniziative di Arquata Potest, infatti, spaziano a trecentosessanta gradi proprio con l’intento di portare sul territorio arquatano un turismo lento. I percorsi sentieristici, ad esempio, sono pensati per portare il turista non solo a godere delle bellezze naturalistiche ma anche di quelle architettoniche o culturali, come ad esempio la fonte di Sant’Egidio, la Madonna della Neve o la Madonna dei Santi.

Iniziative tese a dimostrare come Arquata e il territorio montano circostante abbiano tutte le carte in regola per uscire dall’isolamento e farsi conoscere anche da un vasto pubblico, attraverso progetti ben pensati e progettati per perseguire anche contemporaneamente l’obiettivo della tutela ambientale.

Arquata Potest, infatti, prende il suo nome dal motto presente sullo stemma comunale datato 1574: Regia Terra Arquata Potest. “Potest” è da intendersi dunque come “essere in grado di” e nelle intenzioni dei fondatori deve comunicare la forza di questo territorio di rinascere, di risorgere, anche – seppur questo i tre giovani nel 2010 non potevano saperlo – dalle sue macerie.

Oggi i volontari operativi sono una trentina, mentre sono sei appartenenti al consiglio direttivo, che si alternano nei diversi ruoli nel corso degli anni. Sono lo stesso Andrea Izzi, Carlo Ambrosi, Paolo Izzi, Francesca Olini, Monica Piergiovanni e Ludovica Piergiovanni. «Questo è proprio il nocciolo duro, che interviene fattivamente quando c’è da mettere le mani in pasta – prosegue Paolo – un gruppetto di una trentina di persone che, devo essere sincero, con i tempi che corrono non sono pochi».

Oggi l’associazione collabora in sinergia con l’amministrazione comunale e i giovani che ne fanno parte hanno ottenuto la fiducia dei paesani e non solo. Ma non è stato sempre così.

«Qui siamo in una zona montana – racconta Andrea Izzi – che tradizionalmente è attraversata da una certa chiusura e da un forte campanilismo, quindi non nego che nei primi anni è stata complicata. Venivamo guardati un po’ male, come quelli che volevano guadagnarci ecc.. Noi abbiamo continuato al lavorare a testa bassa e piano piano, negli anni, abbiamo notato una bella apertura anche da parte di persone che prima non ci agevolavano certo il lavoro e che oggi sono i primi a darci una mano».

Un grande ostacolo alle attività dell’associazione è la ricostruzione che, se anche oggi è partita, è ancora molto indietro. «Dopo dieci anni molte situazioni sono ancora ferme al palo – spiega Izzi – e diventa sempre più difficile lavorare percorrendo questo doppio binario: da un lato mantenere viva la speranza con le iniziative, perché ci sono tante persone che partecipano, dall’altro vedere ancora case inagibili e cantieri che non sono partiti».

Oggi i ragazzi che quindici anni fa hanno iniziato questa avventura, facendo storcere il naso a molti, sono giovani adulti tra i trenta e i quarant’anni. Un gruppo di persone che, però, fa fatica a rinnovarsi, a causa di una popolazione che, proprio a causa del sisma, è inesorabilmente invecchiata. «Il terremoto – racconta Andrea Izzi – ha allontanato tante nuove generazioni perché le persone che dieci anni fa avevano trenta o quarant’anni e avevano i bambini piccoli, spesso hanno dovuto spostarsi verso la vallata, quindi o ad Ascoli o a San Benedetto o nelle zone limitrofe come Castel di Lama e via discorrendo. Questa scelta obbligata, dovuta ad esigenze legate alla scuola o al lavoro, ha fatto sì che quei ragazzini che avevano sette o otto anni abbiano trascorso tutto il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza lontano da questo territorio. Praticamente mancano, ad Arquata, almeno un paio di generazioni. La nostra speranza è che tutto il nostro lavoro, quello che stiamo facendo, generi un entusiasmo tale da riportare anche le persone giovani qui, che tornino e scelgano di farci nascere le loro famiglie».

Ed è anche per tornare a popolare le terre alte, per fare in modo che esse diventano attrattive per i più giovani, che Arquata Potest continua a lavorare, cercando sempre di più a fare rete. Tra i progetti del futuro, infatti, c’è il progetto “Transumanza di idee”, attraverso il quale Arquata Potest ha vinto un importante bando della fondazione Carisap. Firmata la convezione a metà gennaio, queste settimane sono dedicate alle prime riunioni operative con gli altri partner; tante realtà del terzo settore radicate in diverse realtà, da Montegallo ad Acquasanta, da Roccafluvione a Venarotta, per mettere a sistema tutti gli sforzi che queste associazioni riversano sui loro territori e implementare un intervento complessivo su tutta l’area interna della provincia.

«Dobbiamo ringraziare Fondazione che ci ha dato questa possibilità – afferma Izzi – il nostro obiettivo, quello sperato su cui noi stiamo investendo, è quello di creare un ente di secondo livello, per poi andare a presentarci più forti nella richiesta di sostegni. Mettersi in rete, nonostante possa sembrare una formula abusata, ci è sembrata l’unica via possibile per non soccombere ad una visione strategica calata dall’alto e che, infine, rischia di non rispecchiare le volontà e le reali esigenze delle persone che abitano la montagna».

Esigenze che i volontari di Arquata Potest, invece, conoscono bene, perché la montagna la amano e vivono tutti i giorni. Come si evince anche dal sito internet dell’associazione, dove sono riportate tutte le iniziative organizzate e promosse negli anni, l’indicazione dei sentieri da percorrere a piedi o in mountain bike, le informazioni più turistiche come l’elenco degli esercizi dove poter mangiare o dormire e anche un link a due webcam che dalle frazioni di Borgo e Faete puntano in direzione del capoluogo Arquata, “sentinelle perennemente vigili sulle ferite e la ricostruzione di Arquata del Tronto”.

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