Un ascolto che continua

Un ascolto che continua

L’ascolto dei giovani emerge dalla ricerca non solo come metodo di conoscenza, ma come prima e fondamentale richiesta rivolta agli adulti: essere visti, riconosciuti e presi sul serio. Ascoltarli mette in discussione molti stereotipi sugli adolescenti e sposta la domanda adulta dal “Che cosa possiamo fare per loro?” al “Come dobbiamo cambiare noi?”

a cura del Gruppo di ricerca


Il lettore che è arrivato fino a questo punto ha fatto un’esperienza che lo ha condotto dall’ascolto dei pensieri e delle emozioni dei giovani Piceni, a un primo tentativo di interpretazione di essi, fino a porsi la domanda inevitabile: “Che cosa possiamo fare?”. È lo stesso percorso dei ricercatori dell’indagine e degli autori dei contributi di questa pubblicazione.

I pensieri degli adolescenti che hanno partecipato a questa rilevazione hanno una grande forza di coinvolgimento, che genera non semplice conoscenza, ma una vera esperienza di ascolto, partecipe ed emozionato.

Ci siamo messi in ascolto. È quello che gli intervistati hanno chiesto in maniera unanime: «Vogliamo solo essere ascoltati», dove quel “solo” evidenzia nell’ascolto la priorità assoluta, quasi l’unica cosa che questi giovani chiedono agli adulti per affrontare con maggiore serenità la vita e il futuro.

Non chiedono né aiuto, né sostegno, né consigli: chiedono molto meno e, al tempo stesso, molto di più. Chiedono di essere visti, considerati, riconosciuti. L’ascolto è un’esperienza che può dire loro che la loro vita conta per qualcuno, che la loro soggettività ha un valore.

L’ascolto corregge tanti luoghi comuni: che gli adolescenti sono spensierati e superficiali; che la loro è l’età della leggerezza e dell’allegria; che il loro mondo interiore è vuoto e senza valori; che le loro aspettative sul futuro li proiettano oltre il presente e li deresponsabilizzano rispetto ai compiti del loro oggi.

Basta leggere le loro risposte, soprattutto quelle libere alle domande aperte, per rendersi conto di come ciascuno di questi luoghi comuni venga smentito. L’ascolto insegna tanto anche su noi adulti: ci dice che li consideriamo eterni bambini che hanno bisogno delle nostre lezioni per crescere; ci dimostra che non conosciamo questi ragazzi che forse abitano nella nostra stessa casa, o che incontriamo nelle aule scolastiche o nei vari gruppi. Ci hanno insegnato, quasi senza dircelo, che ci vorrebbero adulti migliori, più maturi e più capaci di stare con umiltà al loro fianco, per accompagnarli e condividere le loro ricerche e le loro passioni.
Così, al termine di questa lettura, ci accorgiamo che l’ascolto vero cambia la domanda: non più “Che cosa possiamo fare?”, ma “Come dobbiamo cambiare? Come dobbiamo diventare?”.

L’ascolto dei giovani rimette in cammino le generazioni che giovani non sono più, a recuperare un’autenticità e una freschezza che costituiscono il ponte su cui costruire una nuova comunicazione tra le generazioni.

È quanto sperimentato il 9 maggio scorso nell’incontro promosso dal Provveditorato agli Studi di Ascoli Piceno nel Festival della scuola: sono stati gli studenti a parlare agli adulti, ai docenti, al personale della scuola, ai genitori, in una mattinata in cui hanno dato prova della loro maturità, del loro senso di responsabilità e di espressione dei loro pensieri. Una singolare esperienza, molto diversa da quelle tradizionali, in cui l’istituzione scolastica ha mostrato la volontà di accogliere ciò che i giovani hanno espresso nelle loro testimonianze: l’iniziativa simbolica di uno stile che intende diventare quotidiano e ordinario.

Che cosa abbiamo imparato da questa esperienza? Che l’ascolto realizzato attraverso una ricerca deve diventare lo stile nuovo del rapporto tra le generazioni, tra gli adulti di oggi e i giovani di oggi, con le caratteristiche che questo tempo imprime in loro.

Ciò che la ricerca ha permesso di sperimentare e di comprendere non può fermarsi qui. Gli aspetti sorprendenti che ha manifestato, le scoperte, le intuizioni e i legami che ha stabilito tra diverse istituzioni educative hanno una fecondità che domanda continuità, fantasia e passione per dare risposte ai giovani che hanno accettato di condividere il loro mondo interiore con una sincerità disarmata, che è al tempo stesso un grido e un atto di fiducia negli adulti, nella società e nel futuro.

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