Scuola e territorio, un’alleanza necessaria per il futuro delle Marche

Scuola e territorio, un’alleanza necessaria per il futuro delle Marche

Tra inverno demografico e tagli agli organici, il sistema educativo marchigiano cerca di restare presidio di comunità. Ma vanno superate le logiche meramente quantitative di chi considera la scuola come una voce di costo da tagliare

di Cristiana Ilari

Segretaria generale Cisl Scuola Marche


Nelle Marche è più che mai necessario rinsaldare l’alleanza educativa tra scuola e territorio. Lo richiedono le tante sfide aperte anche nella nostra regione, in un contesto nazionale e internazionale sempre più complesso a livello politico, economico e sociale: dai conflitti su scala planetaria, alla crisi ambientale che richiede una nuova consapevolezza ecologica, alla rivoluzione tecnologica che pone nuovi interrogativi sul piano etico. Diventano così sempre più cogenti i richiami a un nuovo umanesimo che rimetta al centro la persona di cui la Chiesa, prima con Papa Francesco e ora con Papa Leone XIV, si è fatta portavoce interpretando i bisogni profondi della società di giustizia sociale, pace, libertà e solidarietà.

Sono gli stessi bisogni che raccoglie la scuola attraverso la sua azione educativa e culturale che è azione trasformativa delle menti e dei cuori delle persone, degli alunni, degli stessi docenti, di tutto il personale. La scuola, in quanto comunità educante, è aperta al territorio di cui è parte e di cui riconosce la complessità.

Nelle Marche tale complessità si innesta in una condizione demografica che ne è al contempo causa ed effetto. Il Report sulla demografia di Cisl Marche, basato sugli ultimi dati Istat, evidenzia che tra il 2025 e il 2050 le Marche rischiano di perdere 139.167 abitanti, con un forte squilibrio nella composizione per età: la popolazione con meno di 25 anni diminuirà del 53% (-74.851 unità), mentre gli over 64 cresceranno del 25,6% (+100.527), e gli over 84 del 63,6% (+46.639 unità). Le conseguenze sulla scuola e sull’offerta educativa sono già evidenti, con un calo demografico attestato nel presente al 5% che si traduce in 2.265 alunni in meno iscritti nelle prime classi delle scuole di ogni ordine e grado nel triennio 2024-‘27.

Un’attenzione particolare meritano le scuole delle nostre aree interne, già provate da una fragilità del territorio che si è acuita dopo il sisma e che negli anni hanno subito un dimensionamento che, pur salvaguardando finora i plessi, ha aumentato la complessità della gestione. Su tale vulnerabilità territoriale si è innestata la recente esclusione di 29 comuni dell’area appenninica dal “decreto montagna” con conseguenze sul tetto del numero degli alunni per classe consentito e, quindi, sul mantenimento in vita degli stessi plessi. La scuola è un organismo delicato e in stretta connessione con il territorio e questa esclusione rischia di essere un ulteriore fattore di indebolimento che mette a repentaglio l’offerta educativa proprio dove ce n’è più bisogno, dove la scuola è un servizio essenziale per le famiglie e per le comunità, in un contesto in cui anche la mobilità è difficile.

Anche nella provincia di Ascoli Piceno, dove pure si è lavorato negli anni con lungimiranza per razionalizzare e, al contempo, potenziare l’offerta formativa (e di ciò va dato atto alle istituzioni del territorio, Provincia e Comuni, che hanno saputo fare sintesi delle esigenze ascoltando in modo attivo la voce della scuola), i dati delle iscrizioni alle classi prime, raccolti entro il termine previsto per le iscrizioni, mostrano l’urgenza di affrontare la nuova sfida demografica all’interno di una visione sistemica del territorio da costa a entroterra, che salvi dallo spopolamento le aree interne. Il calo registrato lo scorso anno alla primaria continua e investe la secondaria di primo e secondo grado: nel prossimo anno scolastico avremo nella provincia 179 alunni in meno, di cui 20 nella primaria, 105 nella secondaria di primo grado, 54 nella secondaria di secondo grado con le maggiori criticità nei comuni dell’entroterra, a partire dai due comuni della provincia esclusi dal Dpcm, Castignano e Appignano del Tronto.

Se pensiamo che la scuola sia davvero una risorsa per il presente e un investimento per il futuro delle comunità di cui è elemento vivificante, vanno superate logiche meramente quantitative ribaltando il paradigma che considera la scuola come una voce di costo destinataria di tagli, a partire da quello sugli organici per cui siamo impegnati a livello nazionale e regionale.

La nostra regione e il territorio specifico della provincia di Ascoli hanno bisogno di una scuola di qualità, che sia luogo di crescita civile e sociale per gli alunni e per le nostre comunità. Educazione alla pace, alla cura dell’ambiente, al rispetto delle differenze, alle pari opportunità, alla comunicazione non ostile, alla legalità, alla salute e sicurezza, ad un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie, ad un’affettività che tuteli sempre la persona, contrasto al bullismo, promozione del benessere fisico, psicologico e relazionale, scoperta di sé all’interno di un percorso culturale che contribuisca ad elaborare un progetto di vita: tutto questo avviene ogni giorno nelle scuole.

Dare valore alla scuola vuol dire dare valore al nostro territorio e questo passa concretamente attraverso il mantenimento dei plessi, la tenuta degli organici, la diminuzione del vincolo numerico degli alunni per classe, la valorizzazione del personale, su cui è impegnato il sindacato attraverso la contrattazione, a partire da quella nazionale con l’apertura della trattativa del Ccnl istruzione e ricerca del triennio 2025-2027. Solo così, con più scuola e non con meno scuola, potremo sostenere le fragilità e incentivare il merito, fuori da ogni retorica, potremo migliorare l’inclusione con una didattica davvero laboratoriale, potremo potenziare in termini qualitativi l’istruzione tecnico professionale, potremo combattere la povertà educativa e la dispersione scolastica, anche implicita, che ancora è presente nella nostra regione ed è fatta di abbandoni precoci di giovanissimi, sia immigrati di prima e seconda generazione, sia italiani: un dato contenuto e in calo rispetto agli anni precedenti e rispetto alla media nazionale (6% a fronte di una media nazionale del 10,5% e una media del centro Italia del 7%) ma su cui comunque dobbiamo lavorare.

Merita attenzione anche il fenomeno dell’insuccesso scolastico, cioè la percentuale degli studenti ripetenti per indirizzo di scuola, più elevato negli Istituti professionali e tecnici, più contenuto, ma comunque presente, nei Licei, che continuano ad essere scelti in maniera maggioritaria dagli studenti anche marchigiani: 54,76% sono gli iscritti ai Licei, in primis al Liceo scientifico; 30,77% gli iscritti agli Istituti tecnici, in prevalenza del settore tecnologico; 14,47 % gli iscritti agli Istituti professionali con un 2,06% iscritti ai percorsi di Istruzione e formazione professionale, Iefp.

A questo proposito da tempo invitiamo la Regione ad aprire nel tavolo interistituzionale (che rimane attivo e viene consultato solo quando si deve operare il dimensionamento) una riflessione sull’importanza dell’orientamento e sulla necessità di un sistema di orientamento integrato e coerente, che faccia uscire l’Istruzione tecnica e professionale dal cono d’ombra della scelta di risulta per chi non “è abbastanza” e che invece ne riveli le potenzialità formative in relazione alle inclinazioni e alle vocazioni. Anche la migrazione, che sappiamo avvenire da un indirizzo all’altro nel primo biennio delle superiori, conferma la necessità di non confondere l’orientamento “in entrata” degli Istituti d’istruzione secondaria di secondo grado che ha una, pur legittima, valenza promozionale, con un orientamento vocazionale che sostenga i ragazzi e le famiglie nelle scelte.

Tutto questo conferma che la scuola comunità educante non è un’enclave chiusa e impermeabile ma porosa, in connessione con le famiglie e il territorio, soggetta a contaminazioni, a volte problematiche a volte virtuose, comunque aperta da oltre cinquant’anni alla dimensione partecipativa. Certo, registriamo anche a scuola una crisi dei luoghi istituzionalizzati di partecipazione da parte delle famiglie: consigli di classe e consigli d’istituto. Spesso anche qui prevale la demotivazione e le famiglie passano dalla presenza continua e costante, dei primi anni (nella scuola dell’infanzia e primaria soprattutto) al laissez-faire a volte deresponsabilizzante degli ultimi anni del percorso di studi. Eppure il rapporto tra scuola e famiglia rimane importantissimo e confermiamo la funzione degli Organi collegiali: quella, appunto, di favorire la partecipazione e di contribuire a rendere la comunità educante luogo proattivo dove ciascuno esercita la propria responsabilità in relazione al proprio ruolo, per cui deve essere sempre rimarcata la missione educativa e culturale della scuola di qualunque ordine e grado, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, che viene esercitata in virtù di una specifica professionalità.

La scuola dialoga, incontra, si connette, si apre ma rimane sempre scuola, non baby parking, non agenzia per il lavoro; con la consapevolezza, quindi, del suo valore sociale e della sua autonomia, che non è però autarchia: affinché la scuola svolga al meglio il compito che le viene affidato, tutti i nodi della rete territoriale di welfare sono fondamentali: servizi sociali ed educativi, consultori e servizi sanitari, trasporto pubblico locale, solo per citare quelli più immediatamente rilevabili, anche nel territorio di questa provincia.

Ecco perché è necessario rinforzare l’alleanza virtuosa, nel rispetto di funzioni e ruoli, tra scuola, famiglia, istituzioni, associazioni, quindi tra scuola e territorio, mettendo in atto quella capacità di unire concretezza e visione che è alla base di un reale riformismo basato sulla partecipazione, che risponda ai bisogni delle nostre comunità e persegua l’obiettivo di una loro reale crescita equa e sostenibile.

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