Un’altra idea di comunità, sviluppo e cittadinanza attiva

Un’altra idea di comunità, sviluppo e cittadinanza attiva

Storie, volti e progetti del Terzo settore nel Piceno raccontano una comunità che si prende cura di sé e costruisce coesione, welfare di prossimità e futuro. Un viaggio dentro un capitale sociale vivo, chiamato oggi a nuove sfide

di Lanfranco Norcini Pala

Direttore de La Vita Picena


C’è un filo invisibile che attraversa i nostri territori e tiene insieme paesi, quartieri, volti, storie. Un filo fatto di relazioni, di ascolto, di presenza quotidiana. È il lavoro silenzioso e tenace di quel mondo composito che oggi chiamiamo Terzo settore, ma che nel Piceno assume spesso il volto concreto di una persona che porge la mano, di un volontario che si fa avanti, di una associazione che realizza un progetto, di una rete che si compone e si organizza per rispondere ad un bisogno complesso.

Questo numero del giornale nasce dal desiderio di provare a raccontare quel filo, di seguirne il percorso, di tratteggiarne le caratteristiche, le motivazioni, gli stili. Nasce dall’urgenza di dare voce a esperienze che ogni giorno costruiscono coesione, welfare di prossimità, cittadinanza attiva. Un racconto corale, fatto di storie, di progetti concreti, di speranze.

Nel Piceno il Terzo settore non è un comparto accessorio, ma un pilastro importante della vita sociale. In un territorio segnato da trasformazioni profonde – l’invecchiamento della popolazione, l’emigrazione giovanile, le ferite ancora aperte del sisma, le nuove povertà – associazioni, cooperative, imprese sociali, gruppi informali e volontariato rappresentano una risposta vitale, capace di leggere i bisogni e di sperimentare soluzioni innovative. Qui il welfare non è soltanto un insieme di servizi, ma un sistema di relazioni che si rigenera giorno dopo giorno.

I contributi raccolti in questo numero raccontano proprio questo: una capacità diffusa di prendersi cura, di costruire prossimità, di “avere a cuore”. C’è chi opera nell’assistenza agli anziani, trasformando la solitudine in occasione di incontro; chi accompagna famiglie in difficoltà, offrendo sostegno concreto e orientamento; chi lavora con bambini e ragazzi, creando spazi educativi che diventano presìdi di convivenza; chi preserva il territorio e l’ambiente, nella consapevolezza che sono la base del futuro e il bene più prezioso da consegnare a chi verrà dopo; chi scommette sull’inclusione lavorativa delle persone fragili, dimostrando che dignità e autonomia possono crescere anche nei contesti più complessi; chi si dedica all’arte e alla cultura, nella consapevolezza che il bello non è un accessorio voluttuario ma una componente decisiva nella crescita personale.

Abbiamo voluto dedicare un ampio spazio a riflessioni che aiutano a leggere il cambiamento in atto e che definiscono le nuove sfide. Il contributo del Forum nazionale del Terzo settore richiama con forza la necessità di uno sguardo lungo: il Terzo settore non come semplice erogatore di servizi, ma come soggetto capace di incidere sul modello di sviluppo, di promuovere un’economia più giusta, di rigenerare capitale sociale. Una visione che invita a superare la logica dell’emergenza e dell’intervento riparativo, per costruire politiche generative, capaci di produrre valore condiviso e di restituire centralità alle comunità locali.

Nel Piceno questa prospettiva trova terreno fertile. Le esperienze che si accendono diffusamente parlano di laboratori sociali nati in piccoli centri, di progetti culturali capaci di riaccendere la vita dei borghi, di iniziative ambientali che intrecciano tutela del territorio e partecipazione civica. In queste storie c’è un’idea forte di comunità: non come semplice somma di individui, ma come spazio condiviso in cui ciascuno è chiamato a fare la propria parte.

Particolarmente significativa è la dimensione della rete. Nel Piceno il Terzo settore lavora sempre più in connessione con enti pubblici, scuole, parrocchie, imprese. Una collaborazione che supera la logica dell’intervento episodico per costruire percorsi strutturati, capaci di incidere davvero sulla qualità della vita. È una sfida complessa, che richiede competenze, visione, capacità progettuale, ma anche fiducia reciproca e ascolto.

In questo quadro si inserisce la riflessione di Luigi Bobba, presidente di Terzjus e padre della riforma del Terzo settore, che richiama il senso profondo dei provvedimenti adottati dieci anni fa e il loro valore strategico per il Paese. Non una mera operazione normativa, ma il tentativo di riconoscere pienamente il ruolo pubblico di queste realtà, rafforzandone identità, trasparenza e capacità di incidere nelle politiche sociali. Una prospettiva nazionale che dialoga in modo fecondo con le esperienze locali, mostrando come il cambiamento prenda forma concreta proprio nei territori, nei luoghi in cui i bisogni diventano volti e storie.

Dentro questo scenario emerge con forza il valore dell’innovazione sociale. Non solo nuovi servizi, ma nuovi modi di leggere i problemi e di coinvolgere le persone. Il Piceno si presenta come un laboratorio diffuso in cui si sperimentano modelli capaci di coniugare inclusione, sostenibilità e sviluppo locale.

La recente legge regionale sul Terzo settore apre nuovi e interessanti scenari, come ci spiega Paolo Gobbi, presidente del Csv Marche. Si rafforza, al momento sulla carta, il ruolo del Terzo settore come partner strutturale delle istituzioni e si definisce un nuovo quadro normativo per promuovere sussidiarietà, innovazione sociale e coesione territoriale. La sfida è interessante. Basti pensare alla pratica dell’amministrazione condivisa, da realizzarsi attraverso gli istituti della co-programmazione e della co-progettazione quale modalità alternativa rispetto all’affidamento di contratti pubblici. Si accendono nell’area nord del territorio regionale le prime esperienze (a Pesaro, Fano, Senigallia) e speriamo che qualcosa si attivi presto anche nella nostra provincia.

La dimensione dell’innovazione è anche quella che ci racconta il presidente della Bottega del Terzo settore di Ascoli, Marco Regnicoli, quando dice che il futuro del Piceno passa anche dalla capacità del Terzo settore di continuare a evolversi, senza perdere il legame profondo con le comunità. Se si vuole che il Terzo settore affermi il suo ruolo strategico nello sviluppo locale, è però necessario Investire sul rafforzamento delle reti, sulla formazione e sul potenziamento degli spazi di confronto. Anche in questo caso si tratta di sfide impegnative ma dirimenti.

Le premesse ci sono tutte. In particolare colpisce molto la qualità umana di chi opera in questo ambito. Le voci raccolte parlano di motivazioni profonde, di scelte di vita, di passione civile. C’è chi ha deciso di restare quando sarebbe stato più facile andare via, chi ha trasformato una difficoltà personale in impegno collettivo, chi ha fatto della solidarietà una professione senza perdere lo spirito del dono. In questi racconti si coglie il senso autentico di un lavoro che non è mai soltanto prestazione, ma relazione, presenza, responsabilità condivisa.

Il contesto marchigiano, e Piceno in particolare, offre uno scenario unico: un territorio fragile ma ricco di capitale sociale, in cui la dimensione comunitaria resta un valore forte. Qui il Terzo settore, oltre ad essere sussidiario al sistema pubblico, può davvero contribuire a ridefinire le politiche locali, portando idee, competenze e visioni. È un protagonismo discreto, che rifugge i riflettori ma produce effetti concreti e duraturi.

Questo numero de La Vita Picena vuole dunque essere non solo una fotografia, ma anche una mappa. Una guida per orientarsi tra le tante esperienze attive, per comprendere le dinamiche in corso, per valorizzare le buone pratiche, per interrogarsi sugli scenari futuri e anche per affrontare i nodi problematici. Ma vuole essere anche un invito: a riconoscere il valore di chi opera ogni giorno per il bene comune, a sostenere queste realtà, a sentirle come patrimonio collettivo.

Raccontare il Terzo settore significa raccontare un’altra idea di sviluppo, fondata sulla centralità della persona, sulla giustizia sociale, sulla cura dei legami. In un tempo segnato da incertezze e fratture, queste esperienze indicano una direzione possibile: quella di comunità più inclusive, resilienti, solidali, sostenibili. Comunità capaci di trasformare le difficoltà in occasioni di crescita condivisa.

Nel Piceno questa direzione è già tracciata, nei gesti quotidiani di migliaia di cittadini attivi. Questo numero è dedicato a loro: a chi costruisce ponti, a chi tiene accesa una luce nei momenti bui, a chi continua a credere che il cambiamento parta dalle relazioni.

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