DUEPUNTI
Oltre la burocrazia: la scuola come officina di umanità
La scuola è un’organizzazione complessa e vitale, fatta di persone, relazioni e sfide quotidiane. Oltre la burocrazia e le mura fisiche, resta il luogo privilegiato per la crescita dell’individuo e la costruzione di una cittadinanza consapevole
di Serena Gregorini
Insegnante e formatrice
Di cosa parliamo quando diciamo “scuola”? Quale realtà evochiamo davvero? E siamo consapevoli delle molteplici connessioni, dei livelli organizzativi, normativi, educativi e relazionali che compongono questo sistema così articolato?
La Treccani ci ricorda che scholè [lat. schŏla, dal gr. Σχολή] significava, originariamente, “libero e piacevole uso delle proprie forze”, soprattutto spirituali. La scuola nasce dunque come luogo e tempo dedicato alla crescita dell’anima e dell’intelletto: uno spazio in cui si studia, si sperimenta, si costruisce sapere e si impara a stare nel mondo.
In questo numero parliamo di scuola ascoltando le voci di chi la vive ogni giorno nelle sue molteplici sfaccettature. Perché la scuola è un luogo complesso: vi si incontrano persone, famiglie, docenti, dirigenti, idee, visioni, aspettative. È un ambiente in cui si intrecciano processi, ruoli, responsabilità e dove, inevitabilmente, emergono anche tensioni e prospettive differenti.
Nonostante ciò, il dibattito pubblico tende spesso a semplificare, ridurre, banalizzare. Invece la scuola è, a pieno titolo, un’“organizzazione complessa”: un sistema in cui molte variabili interagiscono generando risultati attesi e inattesi, talvolta positivi, talvolta critici. Karl Weick, già nel 1976, la definiva un “sistema a legami deboli”, mentre Mintzberg parlava di “burocrazia professionale”, caratterizzata da alta specializzazione e da una gerarchia minima. Chi lavora nella scuola sa quanto queste definizioni rispecchino la realtà quotidiana.
In questo contesto, lèggere semplificazioni o contrapposizioni sterili – docenti contro genitori, insegnanti contro dirigenti, scuole contro norme – non aiuta a comprendere la ricchezza di ciò che accade ogni giorno tra le mura, spesso vecchie e malmesse, degli istituti scolastici. Perché nella scuola c’è il sapere e il saper fare, ma c’è anche il sentire, il confrontarsi con sé e con gli altri. C’è motivazione e c’è frustrazione. E soprattutto ci sono le persone: donne e uomini che, pur diversi per storia e professionalità, lavorano per un obiettivo comune.
Lo testimoniano anche i grandi convegni nazionali dedicati all’educazione – dal Convegno Matematico di ForMath a Sfide, fino a Didacta – che ogni anno riuniscono insegnanti, dirigenti, ricercatori, formatori. Sono luoghi in cui emerge con chiarezza che la scuola è una: unita dalla passione professionale, dalla ricerca condivisa, dalla volontà di rispondere alle necessità sociali attuali con competenza e responsabilità.
In queste pagine troveremo riflessioni di esperti sul cammino che sta facendo la scuola immersa nei primi anni del nuovo millennio. Parleremo di una Istituzione che inequivocabilmente è chiamata con sempre maggiore urgenza a rispondere a nuove e sempre diverse sfide culturali ed educative. Si approfondirà il tema della grande varietà di norme e regolamenti, da una parte, e di richieste sociali e familiari dall’altra. Avremo scritti di chi ha uno sguardo che nasce dall’esperienza concreta, di chi nella scuola ha messo le mani, la mente e il corpo, credendo in un’idea democratica e costituzionale di educazione.
Troveremo i contributi di dirigenti, di docenti, di esperti che lavorano a contatto con i bambini e i ragazzi che abitano le nostre aule. E leggeremo approfondimenti di organizzazioni che da anni sono impegnate in progetti sulle competenze trasversali, sulla prevenzione delle dipendenze, sul recupero del disagio giovanile e che si confrontano e collaborano all’interno di gruppi di sperimentazione europei: un ponte tra ricerca, neuroscienze e innovazione didattica.
E ancora potremo capire quale ad oggi sia lo stato dell’arte in tema di interventi di recupero e potenziamento delle infrastrutture. Abbiamo infatti sentito esperti di edilizia scolastica e rappresentanti istituzionali, che affrontano i temi della ricostruzione, della sicurezza e del benessere negli ambienti di apprendimento: perché anche gli spazi educano, accolgono, condizionano.
La scuola di oggi naviga, spesso con fatica ma con incrollabile tenacia, l’oceano del disagio giovanile: disturbi alimentari, isolamento, dipendenze, fragilità emotive, bullismo, autolesionismo. Le aule sono diventate luoghi di ascolto e prevenzione, e il corpo docente mette in campo ogni risorsa emotiva per non lasciare indietro nessuno. Come ricordava don Bosco, “l’educazione è cosa di cuore”: senza cura dell’emotività, ogni istruzione rischia di diventare sterile. Non sempre in modo agevole. Non sempre in modo esperto. Ma sempre e comunque in modo personale e responsabile, i docenti si relazionano a una così vasta platea di giovani che reca con sé mondi tanto sconosciuti.
Per questo lavoro sotterraneo e di certo non riconosciuto da parte di tutti gli operatori della scuola, non sono neutre le scelte curricolari, le ore dedicate alle discipline, le parole con cui si definiscono i saperi, alcune norme e le differenti modalità di valutazione, così come la scelta degli investimenti in tecnologia piuttosto che in formazione e sperimentazione, e via dicendo. Ogni decisione incide sensibilmente sulla qualità dell’esperienza educativa.
La scuola, però, non è solo fatta da norme e strutture: è una comunità di persone che ogni giorno restituisce senso e profondità a ciò che l’istruzione rappresenta davvero. Come ricorda Mauro Baldacci ne “La scuola al bivio”, l’educazione è chiamata a scegliere se restare fedele alla propria missione formativa o cedere alla frammentazione e alla perdita di senso.
E chi può mantenere fede a questa vocazione, se non i docenti? Sono gli insegnanti che, con la loro presenza quotidiana, restituiscono valore a ciò che il complesso mondo dell’istruzione rappresenta davvero. Una comunità di persone diverse, competenti, appassionate, che giorno dopo giorno prova a dare forma a un’idea alta di qualità educativa, anche mentre il sistema evolve e si trasforma.
Famiglia e società, dal canto loro, chiedono molto alla scuola: talvolta consapevoli, ma talvolta non del tutto consci che l’impegno che ci si aspetta dai docenti vada ben oltre i compiti per cui spesso sono preparati. E lo chiedono sempre più decisamente. Chiedono di formare cittadini del mondo consapevoli, responsabili, autonomi. Si comprende in modo ampio che lì dove si pratica l’Insegnamento, quello può diventare un luogo di trasformazione, di agency, di consapevolezza critica. Si comprende ma qualche volta, non pienamente.
La scuola vive di persone, quindi, e tra queste non possiamo non ricordare i protagonisti: ci sono prima di tutto gli studenti e le studentesse, grandi e piccoli, di questi edifici che sono anche baluardo di un sapere che deve aiutare ad affrontare sfide ogni giorno e che li preparerà ai “futuri possibili”.
“Il bambino è il vero protagonista della scuola” ricordava Mario Lodi. È essenziale non dimenticarlo: tra tutte le persone che abitano la scuola, al centro ci sono loro. Tutto ciò che si fa, si pensa, si progetta, ha senso solo se sostiene la loro crescita e il loro apprendere. Tutto ciò che viene agito dovrebbe essere per “l’elaborazione dei saperi necessari per comprendere l’attuale condizione dell’uomo planetario, definita tra le molteplici interdipendenze fra locale e globale”.
Non va dimenticato che la scuola nasce come una istituzione pensata per offrire a tutti, strumenti di crescita, emancipazione sviluppo umano. A metà del Cinquecento fu enorme la diffusione dell’istruzione, in larga misura grazie a scuole fondate dai Gesuiti con scopi prioritariamente religiosi. Questa espansione della scuola comunque non poté non avere importanti riflessi sulla società intera. Tra gli altri effetti, sicuramente, ci fu quello di aver aiutato ciascuno a evolvere, migliorarsi, sviluppare talenti e capacità per diventare pienamente sé stesso e mettersi al servizio del progresso umano tutto. E lo stesso tratto distintivo di allora, la stessa vocazione, rimane ancora oggi nel suo Dna.
Per questo è necessario evitare ogni banalizzazione. La scuola è una, pur essendo fatta di tanti e di tanti diversi. È fatta di burocrazia, certo, ma anche di relazioni. È fatta di norme, ma soprattutto di persone. Ed è proprio questa sua complessità che ci ricorda quanto sia preziosa, fragile e indispensabile.
