Life skills a scuola: le abilità che fanno crescere meglio

Life skills a scuola: le abilità che fanno crescere meglio

Il programma “Guadagnare salute con le life skills”, promosso dall’Ast di Ascoli Piceno, allena le competenze cognitive e relazionali di bambini e ragazzi per migliorarne il benessere e il rendimento scolastico

di Stefania Mistichelli


«Per promuovere davvero la salute e per prevenire i comportamenti a rischio, è importante iniziare presto, fin dall’infanzia, e accompagnare i bambini e i ragazzi lungo il loro percorso di crescita utilizzando strumenti e metodologie adeguati»: da questa consapevolezza, come ci spiega la psicologa e psicoterapeuta del dipartimento di prevenzione dell’Ast di Ascoli Piceno Giulia Del Vais, mosse i primi passi dodici anni fa il programma “Guadagnare salute con le life skills”, nato su impulso dei docenti delle scuole dell’infanzia e primaria, che avevano espresso il bisogno di disporre di strumenti per lavorare in classe sul benessere emotivo e relazionale dei bambini oltre che sui temi di salute.

Partendo da questa richiesta, il dipartimento di prevenzione dell’Ast, e in particolare l’articolazione che si occupa di promozione ed educazione alla salute, diretta dalla dottoressa Maria Grazia Mercatili, ha lavorato insieme ai docenti e agli psicologi dell’Ambito territoriale sociale XXII e della Lilt di Ascoli e, nel tempo, ha coinvolto le scuole di ogni ordine e grado non solo del Piceno, ma di tutte le Marche.

Per avere un’idea delle dimensioni delle persone raggiunte, tra bambini e bambine, ragazze e ragazzi, docenti e genitori, basti pensare che nell’anno scolastico in corso stanno partecipando al programma 718 insegnanti di 55 scuole marchigiane, per un totale di quasi 12mila studenti coinvolti. Tra questi, 3.500 provengono da 14 istituti comprensivi e da 5 scuole superiori del Piceno, per un totale di 208 docenti formati.

Nell’ambito del programma sono stati sviluppati manuali operativi in cui sono state indicate delle attività semplici, ma ben strutturate, pensate per allenare le cosiddette life skills, cioè le dieci abilità emotive, sociali e cognitive che l’Organizzazione mondiale della sanità ritiene fondamentali per il benessere di tutti gli individui e sulle quali raccomanda di basare gli interventi educativi nella scuola.

«Parliamo di competenze – spiega Giulia Del Vais, coordinatrice regionale del programma – come riconoscere e gestire le emozioni, sviluppare l’empatia, riconoscere e gestire lo stress, costruire relazioni efficaci, sviluppare un pensiero autonomo, prendere decisioni consapevoli e così via. Negli anni il programma si è ampliato, includendo attività per promuovere stili di vita salutari e coinvolgendo anche i genitori, già a partire dalla fascia d’età 0-3 anni».

Oggi “Guadagnare salute con le life skills” è inserita nel piano prevenzione della regione Marche e nel 2021 è stata inserita dalla Commissione europea tra le buone pratiche per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili.

Le attività che vengono promosse nelle classi sono molteplici e vanno dai giochi proposti ai bambini delle scuole dell’infanzia alle proposte più complesse rivolte ai ragazzi frequentanti le medie o le superiori. C’è un aspetto, però, che le accomuna. «Tutte le esperienze raccolte in questi anni, davvero numerose e tutte significative – sottolinea Del Vais – raccontano la stessa cosa: lavorare sulle life skills produce cambiamenti concreti a tutte le età, sia nel benessere degli studenti che nel clima della classe e nella qualità dell’apprendimento. Nella scuola dell’infanzia, per esempio, gli insegnanti ci riferiscono che attraverso il gioco, le storie e le routine quotidiane che allenano le life skills, i bambini imparano a riconoscere le emozioni, a esprimerle in maniera più adeguata e a costruire relazioni più serene e basate sul rispetto reciproco».

Nella scuola primaria le attività aiutano i bambini ad ascoltare e ad ascoltarsi, a rispettare punti di vista diversi e a prendere decisioni più consapevoli. Questo diverso atteggiamento ha ripercussioni positive anche sugli apprendimenti: se in classe vige un clima di benessere, risulta anche più facile affrontare le difficoltà e sopportare le frustrazioni.

«Anche nelle scuole secondarie – racconta la psicoterapeuta – i cambiamenti di un lavoro sulle life skills sono evidenti. I docenti riferiscono per esempio che anche ragazzi più introversi o impulsivi imparano gradualmente a riflettere prima di agire, a esprimersi in modo più consapevole e a gestire meglio le relazioni, anche nei momenti di conflitto. Gli insegnanti segnalano benefici non solo sul piano relazionale, ma anche nello studio e nelle scelte personali, che i ragazzi affrontano in modo più attivo e responsabile».

Altro elemento comune per tutti gli ordini di scuole è il ruolo degli insegnanti, che integrano le life skills nella didattica quotidiana e nella relazione educativa, rendendo così il clima scolastico più rispettoso e più orientato al benessere di tutti.

Il fatto che destinatari di queste attività siano anche gli adulti di riferimento, genitori e docenti, è di fondamentale importanza per la loro buona riuscita. In particolare, per gli insegnanti vengono organizzati percorsi formativi e laboratori, mentre i genitori vengono coinvolti sia attraverso i percorsi scolastici, sia attraverso i servizi territoriali, come i consultori familiari nei “corsi di accompagnamento alla nascita”, per il potenziamento delle life skills nella fascia d’età 0-3 anni. Questo, infatti, consente di creare una forte alleanza educativa tra scuola, famiglia e comunità.

Particolarmente importante, inoltre, che la promozione della salute sia veicolata anche, e soprattutto, in un contesto privilegiato come quella della scuola.

«È fondamentale che i temi legati alla salute e al benessere fisico e psicologico – spiega infatti la coordinatrice Del Vais – entrino stabilmente nella scuola fin dai primi anni di vita, in quanto le abitudini si costruiscono molto presto e tendono a consolidarsi nel tempo. La scuola è il contesto privilegiato di promozione della salute tra i giovani perché consente di raggiungerli tutti in maniera omogenea su tutto il territorio, senza disuguaglianze, e in maniera continuativa nel tempo. Ma soprattutto la scuola è un luogo di vita reale dove le competenze emotive, relazionali e cognitive dei giovani possono essere allenate ogni giorno nelle relazioni, nei conflitti e nelle sfide quotidiane in un contesto protetto».

Potenziare le life skills fin da piccoli significa dare ai giovani strumenti concreti per affrontare le sfide quotidiane, in un contesto sociale sempre più complesso e caratterizzato da cambiamenti rapidi, da una forte esposizione al digitale e da nuove forme di vulnerabilità. Per questo è importante che la scuola, la famiglia e i servizi lavorino insieme: quando il messaggio educativo è coerente e condiviso, l’impatto sulla salute è sicuramente molto più forte e duraturo nel tempo.

Nell’ambito di questo patto educativo, nei progetti del dipartimento di prevenzione c’è quello di promuovere un programma specifico per la prevenzione delle dipendenze digitali e del gioco d’azzardo patologico.

«Si tratta di un progetto pilota di life skills education – continua Del Vais – che proporremo il prossimo anno scolastico nelle scuole primarie e secondarie del Piceno in collaborazione con il Dipartimento dipendenze patologiche e che si affianca ad un progetto di peer education (educazione tra pari) nelle scuole secondarie sugli stessi temi, coordinato dal dottor Daniele Luciani, che prevede attività di prevenzione effettuate da studenti formati».

Il progetto parte dall’evidenza scientifica che le dipendenze digitali e da gioco d’azzardo non sono causate tanto dagli strumenti (lo smartphone, i videogiochi o le scommesse) ma dipendono soprattutto da meccanismi individuali e sociali. «Per questo – spiega Giulia Del Vais – non è sufficiente informare i bambini e i ragazzi sui rischi connessi ma occorre soprattutto lavorare per lo sviluppo di quelle competenze che li proteggono nel tempo: l’autoregolazione emotiva, la gestione degli impulsi, la capacità di tollerare la noia e la frustrazione, la capacità di costruire relazioni sane offline e di sviluppare un pensiero critico rispetto ai social media e ai meccanismi del caso e della probabilità».

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