Le Marche scommettono su partecipazione e amministrazione condivisa

Un’altra idea di comunità, sviluppo e cittadinanza attiva

Con la legge regionale 23/2025 le Marche rafforzano il ruolo del Terzo settore come partner strutturale delle istituzioni. Un nuovo quadro normativo per promuovere sussidiarietà, innovazione sociale e coesione territoriale

di Paolo Gobbi

presidente dI Csv Marche Ets


Anche la nostra regione ha, da pochi mesi, una nuova legge dedicata al Terzo settore. Si tratta della legge regionale n. 23/2025 “Norme per il sostegno e la promozione del Terzo settore, dell’attivismo civico e dell’economia sociale nella regione Marche” approvata dal Consiglio regionale il 7 agosto scorso. Dunque, a qualche anno di distanza dalla Riforma nazionale e dall’entrata in vigore del Codice del Terzo settore (D. Lgs. 117/20217), e sulla scorta di altre regioni come Toscana, Molise, Emilia-Romagna, Piemonte, Puglia, anche la nostra si è dotata di una legge che, recependo e dando attuazione ad alcune previsioni della normativa di competenza regionale, disciplina in modo organico e completo il Terzo settore.

Una presenza numerosa e diffusa capillarmente nelle Marche, che ad oggi conta 4.335 enti iscritti al Runts (Registro unico nazionale Terzo settore), tra cui 1.324 Odv (Organizzazioni di volontariato), 2.085 Aps (Associazioni di promozione sociale) e 457 imprese sociali, con un movimento di quasi 150.000 volontari, secondo gli ultimi dati disponibili (Censimento Istat delle istituzioni non profit 2021).

La legge, che è stata proposta dalla Giunta regionale all’Assemblea legislativa con richiesta di dichiarazione d’urgenza, ha l’obiettivo di valorizzare il ruolo e le attività del Terzo settore marchigiano e di riorganizzare e rafforzare l’intero sistema di relazioni tra istituzioni pubbliche, cittadini attivi ed Ets (enti terzo settore). Scritta grazie a un lavoro corale, è frutto di un confronto interno al Terzo settore, durato mesi e accompagnato da esperti, tra i quali Luciano Gallo referente di Anci Emilia Romagna e dell’Osservatorio nazionale sull’amministrazione condivisa, e di un percorso di ascolto e dialogo con la precedente assessora regionale al volontariato, ed è stata approvata all’unanimità in ogni singolo articolo da parte del Consiglio regionale.

Anche per questo, insieme al Forum Terzo settore Marche, siamo stati particolarmente felici e soddisfatti di questo risultato, importante e atteso da tempo, che ha riconosciuto appieno il ruolo e la rilevanza del Terzo settore.

La legge nel merito
Entrando nel merito dei contenuti, la legge è articolata in dieci titoli e definisce fin dall’avvio (art. 1, comma 1) il proprio impianto valoriale, fondato sul principio costituzionale di sussidiarietà e sul riconoscimento e la promozione dell’iniziativa autonoma delle persone, singole o associate in formazioni sociali, per l’esercizio di attività di interesse generale, quale fattore di coesione sociale, sviluppo locale e innovazione amministrativa.

Nei commi 2 e 3, la Regione riconosce poi il ruolo specifico dei volontari ed il valore dell’attività di volontariato “espressione originale del principio di solidarietà”, e promuove il Terzo settore operante nella regione, nelle sue declinazioni plurali, definendo specifiche misure di sostegno e riconoscendo anche la funzione economica e sociale dell’impresa sociale e della cooperazione.

Nei commi 4 e 5, c’è un passaggio centrale sul rapporto tra pubblica amministrazione ed Ets: la Regione e gli enti locali sono chiamati a operare attraverso modelli di amministrazione condivisa, basati su processi di coinvolgimento attivo e partecipativo, considerati strumenti di innovazione e di rafforzamento della cittadinanza attiva. In questa prospettiva, viene promosso anche il ruolo dei soggetti dell’economia sociale, in coerenza con la disciplina europea e nazionale, favorendo l’interazione strutturata con gli enti pubblici.

Tra le novità più importanti, diverse si trovano nel titolo II, relativo agli organi di partecipazione degli Ets. Viene infatti istituito il Consiglio regionale del Terzo settore, come organo di consultazione e di partecipazione degli Ets, composto da 17 membri, tra cui nove del Terzo settore e uno del Csv. É prevista la convocazione, almeno ogni due anni, di una Conferenza regionale del Terzo settore e dell’economia sociale per esaminare problemi, attività e bisogni degli Ets ed è istituito anche un Osservatorio regionale sul Terzo settore e sull’amministrazione condivisa, costituito da esperti in materia, come strumento di studio e approfondimento tecnico per i lavori del Consiglio regionale del Terzo settore.

Il nuovo scenario dell’amministrazione convidisa
Di portata particolarmente innovativa è poi tutto il contenuto del corposo titolo IV, dove viene disciplinata l’amministrazione condivisa, che la Regione si impegna a promuovere “attraverso il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore per la programmazione e la progettazione, in comune, di servizi e interventi negli ambiti di attività di interesse generale, secondo principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità […]”. Una pratica, quella dell’amministrazione condivisa, che si realizza attraverso gli istituti della co-programmazione e della co-progettazione (di cui all’art. 55 del d.lgs. 117/2017) quale modalità alternativa rispetto all’affidamento di contratti pubblici, e a cui questa legge dedica articoli specifici.

Sempre nel titolo IV, sono disciplinate anche le Convenzioni che gli enti pubblici, nelle materie di competenza regionale, possono concludere con le Odv e le Aps per lo svolgimento di attività e servizi sociali di interesse generale, se più favorevoli rispetto al ricorso al mercato. Ma il criterio della maggiore convenienza non è limitato al solo profilo economico, ma esteso alla valutazione dei benefici sociali per la collettività: capacità di attuare concretamente i principi di sussidiarietà, universalità, solidarietà, accessibilità e adeguatezza dei servizi.

La logica dell’amministrazione condivisa viene poi rafforzata e resa operativa negli articoli che trattano i Patti per l’amministrazione condivisa dei beni comuni (art. 12) e i Patti per la valorizzazione di beni immobili e mobili di proprietà regionale e degli enti locali (art. 13).

Infine, arrivano per ultimi, ma non certo per importanza, gli articoli relativi alle misure di sostegno economico al Terzo settore: l’art. 17 introduce il principio della sussidiarietà fiscale, prevedendo la possibilità per la Regione di adottare misure di agevolazione fiscale a favore degli Ets, nei limiti delle sue competenze; l’articolo 19 impegna gli enti pubblici a favorire l’accesso del Terzo settore ai fondi europei, in particolare al Fondo sociale europeo; l’art. 22 istituisce un Fondo regionale per l’innovazione sociale, pluriennale, destinato a sostenere progetti di collaborazione, anche sperimentali, tra enti locali, Terzo settore e altri soggetti pubblici e privati.

Un punto di partenza
Possiamo dire che questa legge rappresenta un passaggio atteso e cruciale per il sistema sociale marchigiano, perché riconosce pienamente il Terzo settore come partner “strutturale” della pubblica amministrazione e non più come semplice soggetto esecutore. D’ora in avanti dunque, la comunità regionale potrà essere più solida e capace di affrontare le sfide sociali, perché questa legge potrà accelerare le attività e le risposte del Terzo settore ai bisogni dei territori. Inoltre, grazie ad essa si afferma un vero cambio di paradigma nel rapporto con gli enti pubblici, fondato sulla sussidiarietà orizzontale e sull’amministrazione condivisa.

D’altro canto, la legge va letta come un punto di partenza: per la sua piena efficacia infatti, anche i Comuni marchigiani dovranno fare la loro parte nell’applicazione in modo coerente, con un cambiamento nella collaborazione tra enti locali e Terzo settore che è anche culturale. E in questa direzione si contano già i primi percorsi, come quelli dei Comuni di Pesaro con l’Ats1, Tolentino, Fano e Senigallia, che hanno promosso modelli e regolamenti di amministrazione condivisa.

L’auspicio è che la Regione emani le linee guida previste per la definizione applicativa di alcune parti della Legge e che l’attuale Consiglio regionale faccia un investimento deciso sul Terzo settore, stanziando risorse per accompagnare l’attuazione della norma, affinché le sue potenzialità possano davvero tradursi in risultati concreti per la comunità marchigiana.

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