La sfida della scuola di fronte al disagio giovanile

La sfida della scuola di fronte al disagio giovanile

Attraverso una lettura pedagogica, istituzionale e sistemica dei dati, le principali evidenze relative al disagio adolescenziale, il ruolo della scuola come comunità educante e le prospettive di intervento che il sistema scolastico marchigiano sta mettendo in campo. I dati della ricerca dialogano con le statistiche regionali sulla dispersione scolastica e con le riflessioni più recenti sull’inquietudine silenziosa delle giovani generazioni

di Donatella D’Amico

Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche


La ricerca “Vorrei solo essere ascoltato”, promossa dalle Diocesi del Piceno e sostenuta dall’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche, restituisce un quadro di straordinaria autenticità sul mondo interiore degli adolescenti. Il campione ha offerto non soltanto dati statistici, ma una narrazione viva e spesso commovente della condizione giovanile contemporanea.

La voce dei giovani come punto di partenza
Il titolo stesso della ricerca — “Vorrei solo essere ascoltato” — rivela la natura più profonda del bisogno degli adolescenti: non risposte preconfezionate, non soluzioni esterne, ma la presenza autentica di adulti capaci di stare accanto, senza giudicare. Questo è il punto di partenza da cui il presente contributo intende muoversi, interrogando il sistema scolastico sulla sua capacità di rispondere a questa chiamata.

Come ricordava Don Lorenzo Milani, «la scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde». In questa prospettiva, l’ascolto diventa la prima e più efficace forma di prevenzione educativa.

Una mappa del vissuto interiore
I dati emersi dalla ricerca delineano un paesaggio interiore complesso. Il disagio degli adolescenti del Piceno non è circoscritto a singole situazioni limite, ma permea in modo diffuso l’esperienza quotidiana di una larga parte degli studenti intervistati.

Il 35,6% degli studenti si dichiara “poco o per nulla felice”, mentre il 71,2% guarda al futuro con preoccupazione. Il dato più significativo è forse quello relativo alla solitudine: il 64% degli studenti indica nel sentirsi soli il principale fattore di tristezza. Si tratta di una solitudine che non è necessariamente assenza di compagnia fisica — come sottolinea Bignardi nella sua analisi più recente — ma di isolamento relazionale, di percezione di non essere davvero visti e compresi dagli adulti di riferimento.

Particolarmente significative sono le strategie adottate dagli studenti per affrontare il disagio. Il 40,3% degli studenti dichiara di non chiedere aiuto a nessuno nei momenti di difficoltà, mentre solo il 10,8% si rivolge esplicitamente a qualcuno. Il 50,3% “aspetta che passi” e il 39,3% si confida con un amico.

Questi dati dicono qualcosa di essenziale: i giovani hanno imparato a sopportare il peso del disagio in silenzio, senza cercarne uscite istituzionali. Le figure adulte — insegnanti, genitori, educatori — risultano marginali come punti di riferimento nei momenti di difficoltà. Non per rifiuto, ma per distanza percepita.

La scuola emerge dai dati come uno spazio ambivalente: per il 44,2% degli studenti, “andare bene a scuola” è fonte di felicità; ma per altri rappresenta un contesto di pressione e confronto competitivo. “Ci giudicano ma non ci ascoltano” è un’espressione che ricorre nelle risposte alle domande aperte della ricerca. La scuola, in questa prospettiva, è chiamata a interrogarsi profondamente sul proprio modello relazionale.

Tra dispersione scolastica e nuovi percorsi
Per comprendere la portata delle sfide educative nel territorio, è utile collocare i dati della ricerca in un contesto più ampio, quello del sistema scolastico delle Marche, che l’Ufficio Scolastico Regionale monitora con costante attenzione.

I dati più recenti sulla dispersione scolastica nelle Marche (cfr. Ministero dell’istruzione e del merito, Dgsis – Ufficio di statistica, anagrafe nazionale studenti, elaborazioni Marche in numeri, Regione Marche, 2024) mostrano un quadro in chiaroscuro. Nella scuola secondaria di secondo grado, il tasso di dispersione complessivo per l’a. s. 2021/2022 è stato del 3,25%, in ripresa rispetto al minimo storico del 2,08% registrato nell’anno pandemico 2019/2020. Nel triennio 2025/2026-2026/2027, il tasso di dispersione calcolato tra le classi della secondaria di secondo grado si attesta al 3,96%, un dato che conferma la persistenza del fenomeno.

Significativa è la variabilità tra province: Fermo registra i valori più alti (4,70% nel 2021/22), mentre Pesaro-Urbino e Ascoli Piceno si collocano su livelli inferiori alla media regionale. La provincia di Ascoli Piceno — cuore del territorio delle diocesi del Piceno — mostra un tasso di dispersione del 2,96%, uno dei più contenuti della regione.

Sul fronte della povertà educativa e dei giovani neet (cfr. Alleanza contro la povertà nelle Marche, Report 2025), le Marche nel 2024 registrano un tasso del 10,6% tra i 15 e i 29 anni, migliore rispetto alla media nazionale del 15,2%. Tuttavia, il tasso di abbandono scolastico precoce è cresciuto dal 6,1% del 2023 al 9,1% del 2024, segnale di una vulnerabilità strutturale che richiede attenzione sistemica.

In questo contesto, il sistema scolastico marchigiano sta costruendo risposte concrete. Negli ultimi due anni scolastici si registrano 839 immissioni in ruolo nel 2024/2025 e 857 nel 2025/2026, con un contributo crescente dei concorsi Pnrr. Un organico stabile è condizione necessaria per costruire relazioni educative durature, l’unico presupposto reale per un ascolto autentico degli studenti.

La diffusione della filiera tecnologico-professionale 4+2 — con una crescita del 47% dei percorsi attivati nel triennio 2024/25-2026/27 — risponde all’esigenza di offrire percorsi di senso ai giovani che faticano a riconoscersi nei canali tradizionali. Non si tratta solo di adeguamento al mercato del lavoro, ma di una risposta educativa alla ricerca di identità e di futuro che la ricerca ha portato in superficie.

La scuola come comunità educante: tra norma e visione
La cornice normativa disegna già la scuola come “comunità educante”: il D. Lgs. 66/2017, le Linee guida per il benessere degli studenti, il Piano triennale dell’offerta formativa (Ptof) ai sensi del Dpr 275/1999 sono strumenti che, correttamente applicati, possono trasformare l’istituzione scolastica in un presidio di cura relazionale oltre che di istruzione.

Il problema non è l’assenza di strumenti, ma la distanza tra il mandato formale e la pratica quotidiana. I dati della ricerca mostrano che la norma non basta: occorre una cultura educativa, un cambiamento di sguardo prima ancora che di pratiche.

I docenti sono la prima — e spesso l’unica — risorsa relazionale che la scuola può mettere in campo. Ma la ricerca evidenzia una percezione di distanza: solo una percentuale molto ridotta degli studenti identifica insegnanti o educatori come figure di riferimento nei momenti di difficoltà. Questo non indica un rifiuto, ma una distanza relazionale e comunicativa che può e deve essere colmata.

La formazione iniziale e in servizio dei docenti, in linea con il D. L. 36/2022 (D. L. 36/2022, convertito in L. 79/2022, in materia di formazione dei docenti), deve includere in modo strutturale le competenze socio-emotive, la capacità di ascolto attivo, la gestione del disagio in classe. Come evidenziato da Howard Gardner, «non basta insegnare contenuti, bisogna educare persone complete».

La ricerca mostra che il 55,3% degli studenti si riferisce agli amici come principale punto di supporto, e il 33,9% alla famiglia. Le istituzioni educative restano marginali. Questo non è un dato di condanna per la scuola, ma un’indicazione di lavoro: il patto educativo intergenerazionale va ricostruito, fondandolo sulla fiducia e sulla reciprocità.

Come affermava Zygmunt Bauman, «la sfida dell’educazione è costruire ponti tra generazioni». La scuola è il luogo istituzionale più attrezzato per questo compito, ma deve volerlo essere davvero.

Pnrr, benessere scolastico e coesione sociale
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), Missione 4 (cfr. Ocse, Education at a Glance 2025; Piano nazionale di ripresa e resilienza, Missione 4 – Istruzione e ricerca) individua nella scuola uno snodo strategico per la coesione sociale. Le azioni previste — digitalizzazione, riduzione dei divari territoriali, orientamento — devono essere accompagnate da investimenti sul benessere psicologico e relazionale, pena il rischio di modernizzare le strutture senza cambiare le relazioni.

La richiesta degli studenti di spazi di ascolto — inclusa la presenza di psicologi scolastici nelle scuole — non è una domanda di servizi aggiuntivi, ma il riconoscimento che il benessere è condizione di apprendimento. Un ragazzo che non sta bene non impara, e un sistema che non se ne preoccupa disperde non solo competenze, ma persone.

Le Marche, in questo contesto, hanno attivato reti di sicurezza integrate tra scuole, Prefetture, Ast e forze dell’ordine per il contrasto al bullismo e al disagio giovanile. Tali reti — che si affiancano agli sportelli di ascolto e ai percorsi di Agenda Nord — rappresentano un modello di risposta territoriale che la ricerca delle Diocesi del Piceno contribuisce a rafforzare con la sua analisi capillare.

Dalla ricerca all’azione
La ricerca “Vorrei solo essere ascoltato” non si esaurisce nella diagnosi: è un invito all’azione. Le evidenze emerse suggeriscono linee di intervento concrete, che l’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche intende sostenere e promuovere in sinergia con le Diocesi del Piceno, gli enti locali e il terzo settore.

In primo luogo, il rafforzamento degli sportelli di ascolto e del supporto psicologico nelle scuole, con particolare attenzione alle scuole dei territori più fragili. In secondo luogo, l’integrazione dell’educazione emotiva e delle life skills nei curricoli, in modo trasversale e non come aggiunta opzionale. In terzo luogo, la valorizzazione delle competenze trasversali nell’orientamento, per aiutare i giovani a costruire un progetto di vita e non solo una scelta di percorso scolastico.

Sul piano della formazione docente, è prioritario sviluppare moduli specifici sulle competenze socio-emotive, sull’ascolto attivo e sulla lettura dei segnali di disagio. La proposta della Dott.ssa Bignardi di un percorso formativo di 10 ore per docenti ed educatori, scaturito dal seminario di settembre, risponde esattamente a questa esigenza e si configura come un’opportunità preziosa che l’Usr delle Marche guarda con grande interesse.

Infine, la costruzione di reti territoriali solide tra scuola, parrocchie, associazioni sportive, culturali ed educative è condizione necessaria per non lasciare soli né i giovani né gli insegnanti. Il disagio giovanile non si affronta in solitudine istituzionale: richiede comunità.

Ascoltare per educare, educare per il futuro
La ricerca “Vorrei solo essere ascoltato” rappresenta un punto di svolta nella comprensione del disagio giovanile nel Piceno. Non è solo una fotografia del malessere: è un documento vivo, che porta la firma — spesso silenziosa — di ragazze e ragazzi che hanno scelto di raccontarsi. Il loro messaggio è chiaro, e vale la pena ripeterlo: vogliono essere ascoltati.

Il sistema scolastico, insieme alle Diocesi, alle famiglie e alle comunità locali, è chiamato a rispondere con responsabilità e visione. Non con risposte preconfezionate — come ha ricordato Bignardi, «non è il momento di dare risposte certe, ma di tenere ferme le domande» — ma con la capacità di stare nella complessità, di accompagnare senza dirigere, di educare senza rinunciare alla relazione.

Le Marche stanno dimostrando che, attraverso politiche mirate e una visione condivisa, è possibile costruire un modello educativo efficace, inclusivo e orientato allo sviluppo del territorio. La ricerca delle Diocesi del Piceno, con la voce autentica dei giovani che porta con sé, è un contributo prezioso a questa costruzione.

Come ricordava Edgar Morin, «educare è insegnare a vivere». Questa consapevolezza deve guidare ogni scelta: di progettazione, di formazione, di ascolto. Trasformare il disagio in energia educativa, la fragilità in risorsa, la solitudine in incontro: questa è la sfida. E vale la pena raccoglierla.

Sfoglia il pdf

Contenuto riservato agli abbonati

Abbonati per continuare la lettura completa

Richiedi abbonamento