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La povertà strutturale e le nuove vulnerabilità nelle Marche
Il Rapporto 2025 dell’Alleanza regionale contro la povertà evidenzia un peggioramento strutturale delle vulnerabilità sociali ed economiche, con un lavoro sempre più precario, rincari che erodono i redditi e crescenti disuguaglianze.
di Carmen Carotenuto
Dipartimento welfare della Cisl Marche
L’Alleanza contro le Povertà nelle Marche, un network di soggetti sociali che include Cisl, Acli, Caritas, Cgil, Uil, Forum regionale del Terzo Settore, ha come obiettivo primario quello di monitorare, osservare e studiare l’andamento delle povertà e i nuovi rischi sociali che si annidano nel territorio regionale. L’Alleanza, nata per contribuire alla costruzione di adeguate politiche pubbliche contro la povertà assoluta, mira a mettere a punto misure specifiche per contrastare l’esclusione economica e sociale e a costruire un sistema stabile di relazioni tra istituzioni pubbliche, Terzo settore e forze sociali.
Per realizzare questo obiettivo, nel 2022 è stato istituito un Osservatorio regionale sulle vulnerabilità nelle Marche. Il Report 2025 (dati anno 2024), frutto di questa attività di monitoraggio, analizza l’evoluzione del fenomeno della vulnerabilità in un arco temporale che va dal 2019 al 2024, un periodo reso complesso dalle congiunture economiche, dalla crisi pandemica e dalla crisi energetica. Gli indicatori di vulnerabilità sono stati tracciati in sei macro-aree dimensionali: lavoro, area società, area trasversale, area sanità, area educativa e area abitare. Questo approccio mira a delineare circostanze di precarietà, nsicurezza o minaccia capaci di incidere sulla vita degli individui.
Area lavoro: la crescita debole e la precarietà strutturale
L’analisi dell’Area lavoro rivela un mercato regionale in fase espansiva, ma con segnali di profonda fragilità e precarietà. Nel 2024, gli occupati sono stati 644 mila (+0,5% rispetto al 2023), ma l’incremento è debole e inferiore alla media del Centro Italia (+1,9%) e dell’Italia (+1,5%). La crescita è interamente ascrivibile all’aumento degli autonomi (+5,7%), mentre i dipendenti subiscono un crollo di 5 mila unità (-1,0%), passando da 500 mila a 495 mila.
Il segnale più preoccupante è il crollo dei lavoratori a tempo indeterminato (-5mila, con una variazione del -1,2%), un dato che certifica come il lavoro nelle Marche stia diventando precario, frammentato e discontinuo.
• Le assunzioni a tempo indeterminato rappresentano una quota molto ridotta (10,7%), sotto la media nazionale del 15,7%.
• La regione è la prima in Italia per la più alta incidenza dei contratti intermittenti (19,4% contro una media nazionale del 9,9%).
• L’unica classe di età a non registrare un calo delle assunzioni è quella over 51 (+0,4%), mentre i più giovani subiscono la riduzione più significativa delle assunzioni a tempo indeterminato (-14%).
Nonostante l’occupazione precaria, aumentano le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni (Cig). Nel 2024, le ore di Cig sono aumentate del 44,9% (+7 milioni di ore), posizionando le Marche al quarto posto in Italia. Questo aumento è guidato dal settore industriale, in particolare dai comparti tessile e abbigliamento (+326,7%) e pelli, cuoio e calzature (+163,8%), segnalando una grave crisi del comparto manifatturiero regionale. L’incertezza economica, l’aumento dei costi di produzione e la difficoltà a reperire materie prime giocano un ruolo rilevante.
Area sociale e redditi: crisi demografica e divari di genere
Dal punto di vista demografico, la popolazione marchigiana invecchia. Al 31 dicembre 2024, i residenti sono 1.481.252, in calo di 1.494 unità rispetto all’anno precedente. L’età media è di 47,9 anni, superiore sia al Centro che al dato nazionale. L’incidenza della componente anziana (65 anni e più) è salita al 26,2% del totale. Questo invecchiamento pone una “duplice crisi: demografica e sociale”, con difficoltà per il sistema pensionistico e una riduzione della base contributiva fiscale, rendendo urgenti politiche strutturali per la natalità e per il rafforzamento dei servizi assistenziali per gli over 65.
Relativamente ai redditi, si osserva che, sebbene i redditi medi complessivi dichiarati tra il 2019 e il 2024 siano aumentati (+16,7%), l’aumento dei prezzi di beni e servizi essenziali sta erodendo il potere d’acquisto, peggiorando le condizioni delle famiglie con redditi medio-bassi.
Inoltre i divari retributivi di genere sono un fattore di impoverimento strutturale:
• Le lavoratrici dipendenti del settore privato percepiscono mediamente 7.207 euro lordi annui in meno rispetto ai colleghi uomini (-29,9%).
• Questa disparità si riflette sulle pensioni: l’importo medio mensile lordo di una ex lavoratrice del privato è di 947 euro (contro 1.644 euro degli uomini), con un divario di 687 euro. Per le ex dipendenti del pubblico, il divario è di 597 euro.
Povertà e strumenti di sostegno al reddito
La sostituzione del Reddito di cittadinanza con l’Assegno di inclusione (Adi) ha ridotto significativamente la platea dei beneficiari, a fronte di un impianto fortemente categoriale. Nel 2024 tale misura ha riguardato circa n. 7.820 nuclei familiari; 15.602 persone coinvolte con un importo mensile medio di 574 euro, meno della metà dei beneficiari del 2023, mentre il numero dei beneficiari della misura di attivazione al lavoro “Supporto formazione e lavoro” è pari a 1.138.
Nel mese di dicembre 2024, nelle Marche l’Adi ha coinvolto 6.161 nuclei familiari e 11.599 persone, con un importo medio mensile di 578 euro.
L’Assegno unico e universale (Auu) ha invece raggiunto circa 157.000 famiglie e quasi 246.000 figli (il 96% degli aventi diritto), con un importo medio mensile di 169 euro per figlio.
Area sanità e alimentazione: le rinunce indotte dall’impoverimento
L’impoverimento e la fragilità sociale portano molti marchigiani a rinunciare a diritti fondamentali come la salute. L’indice di rinuncia alle prestazioni sanitarie è in aumento, attestandosi al 10,6% nel 2024 (+3,7% rispetto al 2019). Contestualmente, l’indicatore sull’adeguata alimentazione è in diminuzione, risultando al 17,9% nel 2024, segnalando un peggioramento delle abitudini alimentari.
A supporto di questa emergenza alimentare, nel 2024 il Banco alimentare nelle Marche ha distribuito 2.217 tonnellate di alimenti, assistendo 43.000 cittadini marchigiani (circa il 2,9% della popolazione).
Difatti nelle Marche la spesa media mensile è di 2.463,12 euro, più bassa rispetto alla media del Centro (2.999,17 euro). La spesa per alimentari e bevande ammonta a 523,33, mentre quella per abbigliamento e calzature si limita a 91,72 euro. La spesa più onerosa è quella per l’abitazione (870,40 euro), seguita da cibo e trasporti (questi ultimi 268,07 euro). Il costo della vita è cresciuto anche se le spese alimentari rimangono pressoché le stesse, rispetto al 2023, le famiglie fanno sempre maggiore difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
Area educativa e abitativa: povertà giovanile e crisi della casa
La povertà materiale porta con sé altre forme di povertà tra cui quella educativa.
Analizzando i dati dell’area educativa emerge che la povertà educativa, ovvero l’insieme delle condizioni e delle privazioni che impediscono a bambini e adolescenti di acquisire le competenze e le opportunità necessarie per il proprio sviluppo, come l’accesso a percorsi educativi, culturali, ludici e sportivi, è un fenomeno multidimensionale, influenzato da fattori familiari, economici e sociali, che si alimenta con la povertà materiale e può essere tramandato di generazione in generazione, creando un circolo vizioso.
Una conseguenza della povertà educativa è l’abbandono scolastico, ovvero la definitiva uscita di uno studente da un determinato iter formativo. Se analizziamo detto fenomeno, nelle Marche si osserva nel 2024 un peggioramento rispetto al 2023; si è passati dal 6,1% del 2023 al 9,1% del 2024, sebbene l’attuale valore è leggermente migliore della media nazionale (9%). Le Marche sono la regione del centro con il numero più alto di abbandono scolastico e rappresenta un fattore che concorre a determinare l’esclusione sociale e l’abbandono scolastico è fortemente influenzato dal livello di istruzione dei genitori. L’abbandono scolastico è una delle cause principali che porta un giovane a diventare un Neet (Not in Education, Employment or Training, 15-29 anni). Nelle Marche, la quota di giovani Neet è rimasta stabile al 10,6%, un valore inferiore alla media italiana (15,2%).
La questione abitativa è una delle principali componenti della nuova povertà. Sempre più persone faticano a reperire le risorse necessarie per conservare un alloggio, mentre altre incontrano ostacoli insormontabili per accedere a un’abitazione adeguata. Una condizione che rende impossibile condurre una vita dignitosa, aggravata dal contesto territoriale in cui si vive a causa delle fragilità territoriali (es. alluvioni), dalla crisi energetica e dall’inflazione con l’impennata delle rate dei mutui e delle bollette.
In un anno (2023-2024) nelle Marche sono cresciute le sentenze di convalida di sfratto (+8%): il primato va a Fermo (+74%) e Pesaro (+35%).
Il numero dei senza fissa dimora, pur essendo diminuito nel 2024 a 558 persone, ha registrato un aumento significativo nel 2023 (607 persone, +13,7% rispetto al 2022).
Povertà, fenomeno intergenerazionale
Le povertà pertanto sono un fenomeno complesso, determinate da diversi fattori multidimensionali e le difficoltà economiche sembrano destinate a perpetuarsi di generazione in generazione. Chi è cresciuto in famiglie svantaggiate tende a trovarsi, da adulto, in condizioni finanziarie precarie.
Le famiglie marchigiane in condizioni di povertà relativa sono l’11,9%, dato abbastanza stabile rispetto all’anno precedente (11%), ma in aumento rispetto all’8,6% del 2022. Il dato è superiore sia alla media nazionale (10,9) che del Centro Italia (6,5).
L’incidenza della povertà relativa individuale nelle Marche è del 17,9% con incremento di 0,4% punti rispetto al 2023. Il dato è superiore alla media nazionale (14,9%), del Centro Italia (9,6%). L’incidenza della povertà relativa cresce con l’aumentare dei componenti la famiglia – specie minori – tra le famiglie di immigrati e tra le famiglie dove vi è solo un componente che ha un lavoro instabile e precario.
Conclusioni e richieste istituzionali
L’incremento della povertà osservato negli ultimi anni non è un fenomeno transitorio, ma si configura come un processo strutturale spesso intergenerazionale, che tende a consolidarsi nel tempo, soprattutto in assenza di politiche pubbliche universali e strutturate.
Questa condizione è alimentata da:
• Condizioni di lavoro precarie: la discontinuità lavorativa e il lavoro povero producono instabilità reddituale.
• Inflazione alimentare, costi sanitari e costi dell’abitare: erodono il potere d’acquisto delle famiglie, incidendo in modo sproporzionato sui bilanci delle fasce sociali più vulnerabili.
• Assenza di politiche redistributive efficaci: la carenza di sostegni al reddito estesi e di misure strutturate per l’accesso alla casa e la riduzione dei costi d’affitto aggrava la situazione.
• Debolezza dei servizi sociali territoriali: i servizi risultano sottofinanziati, sottodimensionati e disomogenei, compromettendo la presa in carico tempestiva e l’effettiva accessibilità ai diritti sociali.
Alla luce di questi dati, l’Alleanza contro la povertà nelle Marche ritiene prioritario che la Regione Marche:
• Promuova una fase di ascolto e verifica trasparente sull’efficacia delle politiche in vigore.
• Potenzi e integri i servizi sociali con quelli sanitari e per l’impiego.
• Rilanci e finanzi con fondi adeguati il Piano Triennale Casa regionale, garantendo risorse per l’edilizia residenziale pubblica.
• Destini risorse aggiuntive per il sostegno economico dei nuclei familiari esclusi dall’Assegno di Inclusione e attivi misure straordinarie per il diritto all’abitare, la salute e l’alimentazione.
Solo un approccio coordinato, strutturale e fondato sul diritto alla dignità sociale potrà rispondere efficacemente a queste sfide e garantire un futuro solido per il territorio.
