La Bottega dove si costruisce comunità

La Bottega dove si costruisce comunità

Tra spopolamento, fragilità sociali e nuove sfide, una rete diffusa di impegno civile tiene insieme comunità, servizi e innovazione. Un racconto di resilienza, partecipazione e futuro possibile

di Marco Regnicoli

Presidente della Bottega del Terzo Settore di Ascoli Piceno


Parlare oggi di Terzo settore nel Piceno significa raccontare una parte essenziale della vita del territorio, spesso poco visibile ma decisiva. Significa interrogarsi sul presente e sul futuro di un’area che affronta sfide complesse: lo spopolamento delle zone interne, l’invecchiamento della popolazione, le conseguenze del sisma del 2016, la progressiva riduzione delle risorse pubbliche destinate al welfare. In questo contesto, il Terzo settore non è soltanto una risposta emergenziale, ma un attore strutturale dello sviluppo locale. Un modo di abitare il territorio, di rispondere ai bisogni e di immaginare soluzioni collettive.

La distribuzione degli enti del Terzo settore sul territorio provinciale è particolarmente significativa. Accanto alle realtà presenti nei centri maggiori, molte organizzazioni operano nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove spesso rappresentano l’unico presidio stabile di servizi, cultura e socialità per mantenere vivi i legami, contrastare l’isolamento, rafforzare il senso di appartenenza.

Per capire meglio le sfide che attendono il Terzo settore nel Piceno, diventa fondamentale l’analisi territoriale, essenziale per comprendere le esigenze, le potenzialità e i bisogni da una parte e per promuovere dall’altra, azioni in grado di generare un modello di un welfare che si fa comunità, con modelli di sviluppo inclusivi e partecipati.

Quadro demografico
Il territorio Piceno ha conosciuto, a partire dal 2012, una progressiva e costante contrazione demografica, che ha riportato la popolazione ai livelli pre-2001. Dopo una fase di crescita tra il 2001 e il 2011, il calo si è intensificato soprattutto dal 2019 in avanti, complice anche l’impatto della pandemia da Covid-19.

La dinamica non è uniforme: le aree interne e montane sono quelle maggiormente colpite dallo spopolamento, con punte superiori al -30%, anche a causa degli effetti del sisma del 2016. Al contrario, i comuni costieri e periurbani registrano una moderata crescita, grazie a una maggiore offerta di servizi e opportunità. Questa crescente polarizzazione rischia di aumentare le disuguaglianze territoriali e sociali.

Le previsioni Istat stimano per il 2035 una popolazione inferiore del 4% rispetto al 2025, con una forte riduzione della fascia 0–25 anni e una crescita costante degli over 70. Anche la composizione familiare riflette il cambiamento: oltre un terzo delle famiglie è unipersonale, con una significativa presenza di anziani soli.

La componente straniera, pur in crescita negli ultimi anni, rimane inferiore rispetto ad altre aree e presenta un ruolo potenzialmente importante per contrastare il calo della popolazione attiva.

Abitare il territorio
Il tema dell’abitare nei territori del Piceno, in particolare nelle aree interne colpite dal sisma, presenta criticità legate allo squilibrio tra domanda e offerta abitativa. Nei borghi dell’entroterra si rischia un eccesso di alloggi inutilizzati, a causa del trasferimento stabile dei residenti verso zone più servite e dell’emigrazione giovanile. Al contrario, nelle aree costiere l’espansione del turismo ha ridotto l’offerta di case per la residenza stabile, generando un aumento dei costi e una spinta delle famiglie verso centri minori ma ben collegati. L’incremento degli sfratti e delle situazioni di disagio economico richiede politiche abitative efficaci, ma le case popolari restano spesso vuote nei luoghi meno attrattivi.

Nei piccoli centri, inoltre, l’accoglienza di soggetti fragili è ostacolata da barriere culturali e mancanza di servizi essenziali, generando un circolo vizioso di spopolamento, invecchiamento e declino delle attività economiche e sociali. Il coordinamento tra i Comuni, in particolare nell’erogazione dei servizi sanitari, è carente, limitando il benessere e le opportunità di chi vive nelle aree interne. In questo contesto, l’housing sociale può rappresentare una risposta utile, soprattutto per giovani coppie, anziani e single.

Benessere della comunità, coesione e inclusione sociale
Con l’invecchiamento della popolazione aumentano le fragilità, la non autosufficienza e la diffusione di malattie croniche e neurodegenerative, anche tra i più giovani. Ciò comporta gravi ricadute psicologiche sulle famiglie e richiede un potenziamento dei servizi di prevenzione, assistenza sanitaria, psicologica e sociale, oggi spesso insufficienti. La povertà sanitaria, in crescita anche tra il ceto medio, e i lunghi tempi di attesa nel pubblico spingono verso i servizi privati, accentuando le disuguaglianze. Si rileva la mancanza di percorsi di inserimento lavorativo per persone con disabilità, ex detenuti o minori fragili.

Intanto aumentano i disagi tra bambini e adolescenti: disturbi alimentari, stress, abuso di alcol. Si invoca più educazione alimentare e supporto a genitori e insegnanti per l’intercettazione precoce del disagio. Il digital divide colpisce soprattutto gli anziani, spesso esclusi dai servizi online o vittime di truffe.

Sviluppo locale
Il territorio affronta sfide complesse e interconnesse che coinvolgono lavoro, innovazione, cultura e sviluppo sociale. Per affrontarle, è fondamentale una sinergia tra pubblico e privato, tra profit e non profit, e un forte investimento nella formazione e nell’inclusione. L’integrazione degli immigrati è ostacolata da barriere linguistiche e culturali. Serve quindi un rafforzamento del legame tra scuola, università e mondo del lavoro, anche attraverso reti che connettano formazione, ricerca e impresa.

Si segnala anche la perdita di mestieri tradizionali. La creazione di opportunità di lavoro è cruciale per trattenere i giovani nel territorio. Nonostante l’alto numero di laureati, mancano prospettive concrete. Borse di studio e ricerca, insieme a percorsi di formazione professionale, possono rappresentare strumenti efficaci. Serve anche semplificare le procedure per l’accesso ai bandi di finanziamento per progetti di sviluppo e inclusione.

La situazione giovanile
Il quadro territoriale riferito alla popolazione giovanile (15–34 anni) presenta punti di forza e criticità lungo le principali dimensioni di istruzione, lavoro, formazione e transizione alla vita adulta. Nel 2023 il 69,6% della popolazione ha almeno un diploma, dato superiore alle medie regionale e nazionale. Tuttavia, il tasso di iscrizione all’università (54,7% nel 2022) è in flessione rispetto al 2019, collocandosi al di sotto delle altre province marchigiane.

Positiva è la formazione post-laurea (38,2% nella fascia 25–39 anni, +8,2% rispetto alla media nazionale) e stabile la formazione continua nella fascia 25-64 anni (10,1%, in linea con la media regionale).

Persistono difficoltà nel trattenere i giovani laureati, con un saldo migratorio negativo più marcato rispetto alla media regionale: tra il 2019 e il 2022 le Marche registrano una perdita netta di 11,4 laureati (25-39 anni) ogni 1.000 abitanti, nel Piceno tale dato sale al 17,3. Questo scenario sottolinea l’urgenza di politiche locali volte a trattenere i talenti, rafforzando il mercato del lavoro e ampliando le opportunità di crescita professionale.

Terzo settore nel Piceno: numeri, ruoli e sfide
Negli ultimi anni, si è registrata una crescita significativa del numero di organizzazioni non profit sul territorio piceno, superiore rispetto alla media regionale. In base ai dati Istat, la densità di istituzioni del Terzo settore ogni 10.000 abitanti è passata dal 73% nel 2018, al 78,8% nel 2022, a fronte di una media marchigiana del 76,1%. Anche i dati tratti dal Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts) confermano la rilevanza del fenomeno: il 16% degli enti iscritti nella regione Marche ha sede nella provincia di Ascoli Piceno. Il territorio conta 598 enti iscritti, distribuiti principalmente tra associazioni di promozione sociale (246), organizzazioni di volontariato (176) e imprese sociali (125). I volontari sono circa 4.300, di cui il 58% opera nelle organizzazioni di volontariato e il 39% nelle associazioni di promozione sociale, il 3% in altre tipologie di enti.

Un elemento distintivo della provincia è la forte presenza di imprese sociali, 6 ogni 10.000 abitanti contro le quasi 3 di Ancona, Pesaro e Macerata e le 2 di Fermo. Questo indicatore, unito alla vivacità del tessuto associativo, conferma la centralità del Terzo settore quale motore di innovazione sociale e infrastruttura essenziale di welfare di prossimità, capace di generare valore non solo sociale ma anche economico e occupazionale.

Non si tratta solo di “fare servizi”, ma di attivare processi: educativi, culturali, economici e sociali. Le organizzazioni diventano luoghi di partecipazione, di apprendimento, di sperimentazione di nuovi modelli di intervento.

La sfida della sostenibilità
Oltre alla dimensione sociale, il Terzo settore nel Piceno produce valore economico e occupazionale. Cooperative e imprese sociali creano lavoro, spesso in settori ad alta intensità relazionale, offrendo opportunità soprattutto a persone che incontrano maggiori difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro. Il volontariato, a sua volta, rappresenta una risorsa immateriale fondamentale, capace di generare capitale sociale e fiducia.

Cruciale la sfida della sostenibilità, economica e organizzativa. Molte realtà, soprattutto di piccole dimensioni, faticano a conciliare missione sociale e stabilità finanziaria. La dipendenza da contributi occasionali, la complessità dei bandi, l’aumento degli adempimenti burocratici mettono a dura prova la capacità di programmazione.

A questo si aggiunge la questione del ricambio generazionale. In molte associazioni, la partecipazione attiva è sostenuta da volontari con un’età media elevata, mentre risulta più difficile coinvolgere in modo continuativo le nuove generazioni. Rendere il Terzo settore attrattivo per i giovani significa ripensare linguaggi, strumenti, modalità di partecipazione.

Un’altra sfida cruciale riguarda il rapporto con la pubblica amministrazione. La collaborazione tra enti pubblici e Terzo settore è sempre più necessaria, ma richiede strumenti adeguati, fiducia reciproca e una visione condivisa. La co-progettazione e la co-programmazione rappresentano opportunità importanti, ma ancora non pienamente espresse.

Bottega del Terzo settore: una risposta di sistema
È dentro questo quadro che nel 2017 nasce la Bottega del Terzo settore, come risposta a un bisogno diffuso: superare la frammentazione, rafforzare le competenze, costruire una visione comune. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, la Bottega si configura fin dall’inizio come un hub di innovazione sociale, pensato per favorire l’incontro e la collaborazione tra mondo profit e non profit.

Oggi la Bottega del Terzo settore è un’associazione di secondo livello che riunisce oltre 200 enti non profit della provincia di Ascoli Piceno. Cooperative e imprese sociali, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, fondazioni, enti religiosi, compongono una rete ampia e diversificata, attiva principalmente nei settori della cultura, dei servizi alla persona, dell’ambiente e dello sport.

La forza di questa rete non risiede solo nei numeri, ma nella capacità di mettere in relazione esperienze diverse, favorendo la contaminazione e la collaborazione. La Bottega lavora per creare un welfare di comunità efficace, partendo dal rafforzamento delle competenze degli enti e dalla valorizzazione delle risorse locali. Formazione continua, facilitazione delle reti, raccolta e diffusione di buone pratiche sono alcuni degli strumenti utilizzati per accompagnare il Terzo settore verso modelli più sostenibili e innovativi.

La Bottega investe in modo significativo sulla formazione continua degli enti non profit, con un focus su ambiti oggi imprescindibili: la managerialità, la progettazione sostenibile, la rigenerazione urbana e metro-montana, la raccolta fondi, la valutazione di impatto, l’amministrazione condivisa, l’innovazione e la digitalizzazione. Rafforzare la struttura interna degli enti significa, in ultima analisi, rafforzare la qualità delle risposte offerte alle comunità.

Guardare avanti: il Terzo settore come attore strategico
Il futuro del Piceno passa anche dalla capacità del Terzo settore di continuare a evolversi, senza perdere il legame profondo con le comunità.

Investire sul rafforzamento delle reti, sulla formazione e sulla costruzione di spazi di confronto significa riconoscere al Terzo settore un ruolo strategico nello sviluppo locale. In questa direzione si collocano anche iniziative come Bottega Talks, nate per mettere in connessione il territorio intorno alla città di Ascoli con l’area costiera e le aree interne.

In conclusione si può ben dire che in una provincia che affronta cambiamenti profondi, il Terzo settore resta uno spazio di possibilità, di innovazione e di cura. Raccontarlo significa raccontare una comunità che, pur tra difficoltà e trasformazioni, continua a interrogarsi, a mettersi in relazione e a prendersi cura di sé, costruendo giorno dopo giorno il proprio futuro.

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