In Italia e nel Piceno una sfida sociale e comunitaria

In Italia e nel Piceno una sfida sociale e comunitaria

Povertà e vulnerabilità sociale: il confronto tra l’analisi di Caritas Italiana e quella delle realtà locali di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto

di Giorgio Rocchi

Direttore della Caritas diocesana di Ascoli Piceno


La povertà in Italia continua a rappresentare una sfida sociale di proporzioni allarmanti. In fine d’anno sono tanti i soggetti promotori di “classifiche” che espongono indicatori di varia qualità ed ampiezza di terreni di indagine.

Per Caritas produrre dati è un contributo alla maturazione di consapevolezza, è occasione di approfondimento dei fenomeni sociali, è opportunità di confronto con la comunità tutta, con le istituzioni, con gli attori della solidarietà, momento per ricentrare visioni e percezioni, per guardare con gli occhi dei fragili e vulnerabili questo tempo e le condizioni personali. Caritas Italiana e le Caritas di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto restituiscono uno stesso volto della povertà, osservato però su scale molto diverse: il livello nazionale mostra una povertà assoluta ormai strutturale, mentre a livello diocesano raccontano come la povertà prende corpo nei territori, nelle storie concrete delle persone accolte.

La crisi di povertà assoluta e relativa

Negli ultimi dieci anni la povertà assoluta in Italia è cresciuta in modo rilevante, passando da circa 4,1 milioni di persone nel 2014 a oltre 5,7 milioni nel 2024, con famiglie povere salite da circa 1,55 a 2,2 milioni. A livello marchigiano, secondo l’Alleanza contro la povertà Marche, un tale dato registra il 5,6% delle famiglie (circa 25.800 nuclei) che vive in povertà assoluta, percentuale più bassa del dato nazionale all’8,4%, (corrispondente al 9,8% delle persone), mentre l’11% si trova in povertà relativa, un dato più alto rispetto alla media nazionale. L’aumento colpisce soprattutto le famiglie con minori, gli immigrati e i lavoratori. I dati vanno inquadrati nel contesto di un confronto tra i soggetti tuttora raggiunti dall’Assegno di Inclusione (Adi) e quelli percettori del Reddito di Cittadinanza (Rdc) fino a quando ha operato. Negli ambiti territoriale XXI (San Benedetto del Tronto), XXII (Ascoli Piceno), XXIII (Unione Comuni Vallata Tronto), XXIV (Unione Montana Monti Sibillini) che sostanzialmente coprono l’area territoriale delle due diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto Ripatransone Montalto, i nuclei familiari nel 2022 erano 3.090 mentre nel 2024 risultano 1.245 con una differenza del -59,71% % a fronte di una media regionale del – 61%. (nuclei 2022: 20.648, nuclei 2024: 8.001).

La realtà nazionale e locale attraverso i Centri d’ascolto

Il Centro d’ascolto è il “cuore” della Caritas, è espressione dell’attenzione della Chiesa verso chiunque, in particolare chi è nelle difficoltà e nel bisogno, il punto di arrivo e partenza di incontri per progettualità capaci di risolvere criticità e promuovere persona, fiducia e futuro.

L’organismo pastorale della Cei ha registrato, nel 2024, 277.775 persone accolte e sostenute dai centri di ascolto e servizi della rete Caritas, un dato che rappresenta l’espressione tangibile di una vulnerabilità sempre più diffusa. Si tratta di un numero che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari, poiché l’intervento di operatori e volontari mira sempre a rispondere ai bisogni e alle esigenze che riguardano l’intera famiglia.

Il quadro locale tracciato dalle Caritas diocesane di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto conferma molte tendenze nazionali, pur presentando specificità territoriali rilevanti. Nel 2024, i Centri di ascolto diocesani e parrocchiali hanno incontrato 3.476 persone, in aumento rispetto ai 2.738 del 2023, registrando un incremento del 26,9% in un solo anno. Un aumento di tale entità necessita però di una precisazione: nel 2024 si è ampliata la rete dei Centri d’ascolto parrocchiali collegati al sistema informatico di rilevamento presenze. Resta comunque un aumento sopra la media nazionale, attestandosi all’11,3%, un dato che risente dell’aumento delle persone e famiglie in difficoltà (vedi base percettori Assegno di inclusione) ed anche di una più chiara percezione della presenza delle due Caritas diocesane sul territorio.

La complessità crescente della povertà

I passaggi complessivi presso i servizi sono stati 25.525, con circa 81 persone che accedono quotidianamente ai servizi.

Un aspetto fondamentale che emerge dai dati è che la povertà non solo aumenta in quantità, ma diventa sempre più complessa e intensa in qualità. Dal 2012 al 2024, il numero medio di colloqui annui per ogni persona assistita è raddoppiato sia a livello nazionale che locale, passando da 4 a 8,2 incontri a livello nazionale, un dato che a livello locale si attesta nel 2024 a 7,1 incontri per persona, registrando comunque pari incremento percentuale rispetto al passato. La numerosità accresciuta degli incontri indica che le difficoltà economiche sono accompagnate da problematiche multidimensionali che richiedono interventi continuativi e articolati ed anche che il Centro di ascolto, fedele alla sua missione, cerca di intrecciare relazioni con chi si è rivolto alla parrocchia o al centro diocesano per una richiesta di aiuto, qualsiasi essa sia.

Un elemento particolarmente preoccupante è la crescita esponenziale della povertà cronica. La percentuale di persone in povertà cronica è passata dal 25,5% del 2023 al 26,7% del 2024, segnalando che una quota sempre maggiore di persone aiutate vive in condizioni di difficoltà prolungate e strutturali (dati Caritas Italiana). Allarmante, ed anche spiegabile con la riduzione degli importi delle pensioni maturate, il numero crescente degli anziani in difficoltà: dal 7,7% nel 2015, la percentuale è salita al 14,3% nel 2024, sul totale delle persone incontrate. A livello locale si registra un incremento nel 2024 del 3,7% rispetto all’anno precedente determinando un valore pari al 10,9% delle persone ascoltate. In valore assoluto il dato nazionale appare più che triplicato: si è passati da 14.689 ultrasessantacinquenni a 39.365.

La stratificazione per cittadinanza e il fenomeno dell’immigrazione

Un dato cruciale nel comprendere la povertà italiana riguarda la stratificazione per cittadinanza. La povertà assoluta familiare varia significativamente a seconda della nazionalità: mentre le famiglie di soli italiani presentano un’incidenza del 6,2%, le famiglie di soli stranieri raggiungono il 35,2%, più di cinque volte superiore. Le famiglie miste si posizionano a un livello intermedio con il 12,6%.

Questi dati rivelano una vulnerabilità strutturalmente più profonda tra le comunità migranti, anche se il numero di persone di nazionalità italiana rimane numericamente dominante nel panorama della povertà assoluta.

I profili dei soggetti vulnerabili: istruzione, occupazione, età

La ricerca di Caritas Italiana evidenzia una relazione forte tra povertà e bassa scolarità. Oltre i due terzi delle persone ascoltate (67,3%) possiedono un livello di istruzione pari o inferiore alla scuola secondaria di primo grado, come accade anche a livello territoriale. Questa correlazione sottolinea come il deficit educativo rappresenti un fattore strutturale nel perpetuarsi della povertà, limitando le opportunità di inserimento lavorativo qualificato.

La fragilità occupazionale emerge come un tratto comune a molte persone incontrate, manifestandosi, a livello nazionale, prevalentemente nella disoccupazione (47,9%), ma anche nel “lavoro povero”, dove oltre il 30% dei lavoratori nella fascia d’età 35-54 anni percepisce redditi insufficienti.

A livello territoriale la situazione occupazionale delle 3.476 persone incontrate evidenzia che il 15,28% è costituito da persone che lavorano, dato superiore al 2023 in cui la percentuale si è attestata all’11%, la quota dei disoccupati è del 38,18%, nel 2023 la percentuale era del 52%; gli studenti ricoprono il 17,8% rispetto al 7% del 2023 (un dato che evidenzia l’accresciuta difficoltà di studenti universitari fuori sede, soprattutto non italiani), mentre un 3,78% ha dichiarato di avere rapporti di lavoro occasionali e non regolari.

“Tante le fragilità del mercato del lavoro che possono dirsi alla base della “in work poverty” e del fenomeno dei working poor: l’ampia diffusione di occupazioni a bassa remunerazione e bassa qualifica, soprattutto nel terziario; il mancato rinnovo contrattuale e la proliferazione dei CCNL; la diffusa precarietà, la forte incidenza dei lavori irregolari e dei contratti non standard, soprattutto tra i giovani; il forte incremento del part-time involontario” (Report Statistico Caritas Italiana giugno 2025).

A livello locale registriamo un aumento dei lavoratori “working poor” del +4,28% rispetto ai valori 2023, attestandosi nel 2024 al 15,28% del totale delle persone che hanno avuto accesso ai Centri di Ascolto Caritas locali.

Composizione demografica e caratteristiche della popolazione assistita

Le persone assistite dalle Caritas locali sono per il 54,2% donne ed 45,7% uomini.

Dal punto di vista della cittadinanza, i cittadini non italiani sono il 62,3%, mentre il 37,5% è italiano, lo 0,2% ha doppia cittadinanza, rispecchiando una proporzione più elevata di immigrati rispetto alla media nazionale relativa alla popolazione generale. Gli stranieri assistiti, provengono principalmente dal Marocco (9,7%), dall’Albania (6,3%), dalla Nigeria (5,4%), dalla Tunisia (4%), dalla Romania (3,9%), dall’Ucraina (3,8%) e dal Senegal (3,7%).

La distribuzione per fasce d’età mostra la predominanza della fascia 18-34 anni (23,9%), seguita dai 35-44 anni (18,5%), dai 45-54 anni (18,1%), dai 55-65 anni (17,5%), dalla fascia 0-18 anni (11,1%) e infine dai 65 anni e oltre (10,9%). Un elemento significativo è che il 62,9% dei beneficiari ha figli, indicando che oltre due terzi della popolazione assistita sono genitori con responsabilità familiari.

Perché in Caritas: quali bisogni primari

I bisogni primari manifestati dalle persone assistite nel 2024 mostrano una prevalenza dei problemi economici (34%), seguiti dall’occupazione/lavoro (22%), dalle problematiche abitative (16%), dai problemi familiari (14%), dai problemi di salute (10%) e dalle dipendenze (4%). Comparando questi dati con il 2023, emergono dinamiche significative: i problemi economici rimangono predominanti ma diminuiscono leggermente (da 38% a 34%), mentre i problemi familiari e i problemi di salute registrano incrementi importanti (rispettivamente da 9% a 14% e da 7% a 10%).

Nel 2024, i servizi Caritas di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto hanno erogato 114.301 interventi, di cui l’87,7% consistente in beni e servizi materiali. Gli interventi specifici includono 9.421 pacchi viveri, 6.334 carrelli spesa, 67.246 pasti presso le mense, 10.708 colazioni, 4.808 capi di abbigliamento, 1.653 docce, 463 sedute di lavanderia, 1.040 visite presso il poliambulatorio diocesano, e 8.927 ascolti.

Questo articolato sistema di interventi rappresenta il tentativo di affrontare una molteplicità di bisogni elementari, dalla nutrizione all’igiene personale fino al supporto sanitario di base, un aspetto questo che ci mette a confronto con la rinuncia da parte di molte persone (si stima siano circa 6 milioni in Italia, il 9,9% della popolazione, un dato in crescita rispetto agli anni precedenti) alle cure per difficoltà economiche, di raggiungimento delle sedi delle prestazioni, le lunghe liste d’attesa.

La questione abitativa: una crisi strutturale

Uno degli aspetti più critici riguarda la situazione abitativa. Nel territorio di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, il 48,7% dei beneficiari vive in case in affitto, il 10,9% è proprietario della propria abitazione, il 10,5% si trova in situazioni “altre”, il 9,3% è senza casa, il 5,7% è senzatetto, il 5,2% vive in sistemazioni insicure, il 4,9% vive in comodato, l’1,3% vive in sistemazioni inadeguate e il 3,5% è ospite di amici. Complessivamente, le situazioni abitative precarie (senzatetto, sistemazioni inadeguate, sistemazioni insicure, senza casa e ospiti di amici) rappresentano circa il 25% della popolazione assistita.

È particolarmente allarmante l’aumento dei senzatetto, cresciuti del 5,7%, un fenomeno in costante espansione secondo i dati territoriali. Analogamente, le persone in attesa di una sistemazione abitativa sono in crescita del 9,3%, evidenziando come l’accesso alla casa rappresenti una difficoltà strutturale nel territorio. Per questo, l’avvio di Astra – Agenzia immobiliare sociale (finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e costituita dalle associazioni del Terzo Settore tra cui le dirette emanazioni delle due Caritas di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, rispettivamente Betania Odv e Fondazione Caritas San Benedetto Ets), tra le attività attivate sul territorio delle due diocesi, desidera rappresentare una risposta strutturata ai bisogni di abitazione ed anche uno stimolo al mercato degli affitti introducendo meccanismi di garanzia e di credibilità intesi a creare, presso i proprietari e gli operatori del settore, le condizioni favorevoli per l’attivazione di rapporti di locazione “garantiti”, specie in caso di incapienza da parte degli inquilini.

Il ruolo della rete Caritas: risorse umane e volontariato

La capacità operativa della rete Caritas di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto rappresenta un elemento cruciale nel sistema di welfare locale. Il rapporto documenta la presenza di 189 volontari che hanno donato 22.244 ore, di 9 centri di volontariato diocesano, di 24 Centri di Ascolto presso le parrocchie, di 6 giovani coinvolti nel Servizio civile universale (sono 11 nell’anno 2025), di 9 Centri di volontariato Vincenziano, di 2 bracci operativi principali Fondazione Caritas San Benedetto del Tronto Ets e dell’Associazione Betania Odv, come sopra precisato di diretta emanazione delle due Caritas, per realizzare tutte le attività operative illustrate dai dati qui proposti, e di 63 rapporti nell’ambito delle misure alternative alla detenzione con ulteriori 5.340 ore di impegno donato.

Questa disponibilità di risorse umane, sebbene significativa, rimane insufficiente a fronte dell’ampliarsi delle necessità sociali. Dietro alle cifre ci sono persone che non sono “numeri”, sono volti, storie e nessuna di queste sarebbe intrecciata, ai livelli diocesani, senza il grande impegno di operatori e volontari inseriti nei due enti operativi Fondazione Caritas San Benedetto del Tronto Ets ed Associazione Betania Odv a garantire presenza, servizi qualificati (emporio, distribuzione pacchi viveri, negozio del riuso, diurno, mensa, ambulatori medici e dentistici solidali, accoglienza diffusa, ecc.) e nel rispetto normativo, inseriti nel vasto campo del Terzo Settore.

Verso una maggiore consapevolezza e azione

I dati nel raffronto tra Caritas Italiana e le realtà locali di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto desiderano accrescere la consapevolezza sulla persistenza e l’intensificazione della povertà in Italia. La crescita del 62,6% delle persone vulnerabili nell’arco di dieci anni, l’incremento delle forme di povertà cronica, l’espansione dei senzatetto, e la diminuzione drastica della platea dei beneficiari di misure di protezione sociale disegnano un panorama di sofferenza sociale che richiede interventi strutturali e non meramente emergenziali.

La realtà locale sebbene presenti, per alcuni aspetti, caratteristiche leggermente meno critiche rispetto alla media nazionale, non rappresenta un’eccezione del trend generale di deterioramento delle condizioni socioeconomiche. L’aumento delle persone seguite ed assistite nel territorio ribadisce l’urgenza di risposte più efficaci e sostenibili, di sistema come atto di giustizia prima che di carità. Le realtà parrocchiali e diocesane di Caritas, pur garantendo un supporto cruciale attraverso risorse materiali e umane, non possono sostituire l’implementazione di politiche pubbliche strutturate e permanenti. La sfida che emerge è quella di coniugare il prezioso ruolo delle organizzazioni della società civile con politiche di welfare che affrontino le cause radicate della povertà: accesso all’occupazione di qualità, sviluppo dell’istruzione, stabilità abitativa e protezione sociale universale.

Sulla scorta del rapporto nazionale di Caritas intitolato “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità” appare decisivo guardare oltre i numeri, verso le dimensioni invisibili della povertà: solitudini, dipendenze, violenza sulle donne, povertà energetica, fragilità educative e sanitarie.

Le Caritas di Ascoli Piceno e San Benedetto raccolgono questa prospettiva, proponendo un lavoro che non si limita alla risposta materiale ma cerca di formare “sguardi nuovi”, capaci di leggere nelle pieghe della povertà locale i riflessi delle grandi disuguaglianze nazionali. Dai dati e confronti emerge che la povertà è sempre meno emergenza e sempre più struttura, e solo una prossimità tenace, attenta al “fuori campo”, può aprire spazi di riscatto e di speranza.

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