Oltre la selezione: la sfida per una scuola democratica e cooperativa

Oltre la selezione: la sfida per una scuola democratica e cooperativa

Dalla lotta alla dispersione scolastica alla promozione del lavoro cooperativo: la pedagogia attiva trasforma le aule in palestre di democrazia e partecipazione

di Emanuela Tarascio

Componente della Segreteria nazionale del Movimento di cooperazione educativa


La scuola è un sistema complesso, in cui interagiscono diverse componenti (chi la frequenta, il corpo insegnante, le famiglie, l’apparato amministrativo e istituzionale). Negli ultimi anni, si sono registrate tendenze diverse, che hanno prodotto analisi talvolta contrapposte circa le problematiche da affrontare e fornito risposte altrettanto differenziate. Sappiamo che la dispersione scolastica è tuttora presente, spesso come dispersione implicita, ovvero come mancato raggiungimento degli obiettivi educativi, nonostante l’ammissione all’anno successivo o il superamento degli esami. Un “mal di scuola” che si traduce, nel migliore dei casi, in fatica a seguire le attività, quando non diventa vera e propria sofferenza, con ansia e senso di inadeguatezza da parte degli studenti, talvolta fin dai primi anni di scuola primaria. Spesso si registra una mancanza di motivazione negli alunni e nelle alunne che conduce ad uno scarso impegno nello studio e a lavori frettolosi e poco curati.

Invece di andare alla radice del problema, qualcuno invoca una scuola selettiva, rigida, che si limiti semplicemente a imporre regole e fissare limiti da non oltrepassare; secondo questa prospettiva, lo studente meritevole è quello che più riesce ad adeguarsi alle richieste dell’insegnante. L’idea che in passato la scuola funzionasse meglio non corrisponde però alla realtà. Nella scuola del passato la dispersione scolastica era molto maggiore; inoltre, gli studenti di oggi si confrontano con un mondo complesso, con discipline nuove e più numerose. Se si considerano le differenze sostanziali tra il mondo attuale e quello di sessant’anni fa, come lo sviluppo della tecnologia, l’evoluzione dei mezzi d’informazione, i ritmi frenetici di vita e di lavoro, solo per citare alcuni aspetti, appare evidente quanto sia anacronistico invocare la scuola del passato.

La ricerca pedagogica ci ha dato strumenti e tecniche per rendere la scuola un ambiente in cui imparare e crescere senza ansia né sofferenza, lavorando insieme e coinvolgendo tutti e tutte. L’inclusione, in particolare di coloro che incontrano difficoltà e che una volta sarebbero stati semplicemente eliminati dalla classe con la bocciatura, è un’esigenza prioritaria. La responsabilizzazione verso sé stessi e il gruppo dei pari, anche attraverso un piano di lavoro autogestito e una valutazione formativa che è anche e soprattutto autovalutazione, crea una nuova e più solida motivazione allo studio. Il lavoro cooperativo riesce a mettere insieme le competenze di ciascuno, dando spazio e voce per esprimersi e realizzare le proprie potenzialità, per trovare soluzioni innovative e creative, raggiungendo un risultato che è maggiore della somma delle parti.

Nella costante e positiva relazione con i pari prende vita una scuola democratica capace di formare i futuri cittadini molto meglio di una scuola che tratta gli alunni come semplici esecutori, nella quale l’insegnante si limiterebbe a trasmettere i contenuti previsti dal programma ad alunni passivi ed isolati, in competizione fra loro per un voto calato dall’alto secondo criteri troppo spesso incomprensibili.

Fermarsi ai contenuti delle discipline senza che questi si trasformino in competenze rischia di relegare i/le discenti ad un ruolo passivo, cosa che certamente non farà aumentare la motivazione allo studio. La valutazione, se non si effettua in correlazione con l’obiettivo specifico da raggiungere, se non esplicita e condivide i criteri con gli studenti e le studentesse, se non crea una consapevolezza circa il proprio percorso di apprendimento, ritorna a essere classificatoria e selettiva, strumento di potere nelle mani dell’insegnante. Le nuove Indicazioni nazionali purtroppo sembrano andare in questa direzione. Tuttavia, è bene ricordare, nella (ri)definizione dei curricoli scolastici, che il compito dell’insegnante rimane quello di guidare i propri alunni in un percorso che li porterà a raggiungere i traguardi di competenza, e che questo percorso non deve necessariamente essere identico per tutti, ma può e deve articolarsi secondo i bisogni formativi di ciascuno, e per far sì che questo accada, occorre scegliere la metodologia che più funziona.

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