“I Care”: nelle aree interne il modello con al centro gli studenti

“I Care”: nelle aree interne il modello con al centro gli studenti

Un progetto educativo ispirato a Don Milani unisce territori, docenti e comunità nel segno dell’inclusione. Dalla didattica laboratoriale alla cura delle relazioni, la scuola diventa spazio di crescita personale. L’esperienza dell’Isc del Tronto e del Valfluvione che prova a contrastare dispersione e isolamento

di Veruska Cestarelli


La figura di Don Milani è una pietra miliare nel percorso di riforma della scuola italiana. Il suo motto “I Care” ovvero “mi interessa, me ne curo” ha gettato le basi per un rinnovamento verso una scuola più inclusiva e democratica. Nel centenario della nascita del prete di Barbiana, l’Istituto scolastico comprensivo del Tronto e del Valfluvione ha pensato all’intitolazione del nuovo plesso di Venarotta proprio alla figura del sacerdote e ha messo in piedi un progetto che nasce dal suo motto.

«La scuola non deve essere soltanto un luogo di apprendimento – spiega il dirigente Sergio Spurio – ma anche uno spazio in cui i ragazzi possano sentirsi accolti, valorizzati e ascoltati. Credo fortemente che questa istituzione abbia il compito di far sentire gli studenti protagonisti. La nostra è una scuola di montagna perché raggruppiamo un territorio molto vasto che va da Arquata del Tronto ad Acquasanta Terme, Roccafluvione e Venarotta e coinvolgendo anche i comuni di Montegallo e Palmiano abbiamo pensato ad un progetto sinergico che cercasse di unire tutte queste realtà rispondendo anche alle esigenze delle famiglie».

Per capire bene come sviluppare questo nuovo modello l’istituto ha pensato bene di andare dove tutto è cominciato. «Abbiamo organizzato un viaggio portando tutti i docenti a Barbiana – racconta Spurio – dove oggi un museo racconta tutto quello che ha fatto Don Lorenzo Milani. Ci siamo subito resi conto di quanto la scuola possa essere motore di sviluppo per un territorio e abbiamo deciso di conoscere meglio questo tipo di pedagogia e di sviluppare un progetto che potesse creare una sinergia tra la scuola e i luoghi in cui si trovava. “I care” e “we care” sono diventati il nostro motto, perché ci interessa davvero che i ragazzi sviluppino competenze nelle varie discipline ma soprattutto che crescano in armonia con il territorio circostante, di cui devo imparare ad essere custodi».

Il progetto potenzia l’offerta formativa, focalizzandosi su inclusione, didattica digitale e supporto agli studenti. Con attività strutturate, punta a contrastare la dispersione scolastica e a creare un ambiente di apprendimento collaborativo e innovativo. «E’ un modello che punta alla condivisione delle esperienze – spiega la docente Ilaria Santini – perché ridiamo e ci emozioniamo insieme. La scuola non è soltanto un ambiente di apprendimento, ma è anche uno spazio in cui i ragazzi possono sentirsi accolti e valorizzati e quindi si lavora sul prendersi cura sia di sé stessi che degli altri, costruendo un luogo positivo di lavoro basato sul rispetto, sulla fiducia e sulla collaborazione. Lavoriamo molto sulla comunicazione efficace, sulla gestione dei sentimenti che proviamo e sulla risoluzione di conflitti. Un’attenzione particolare viene rivolta verso situazioni e fenomeni come il bullismo, aiutando i ragazzi a comprendere le conseguenze delle proprie azioni utilizzando l’empatia per entrare in profonda sintonia con gli altri».

Un impegno concreto per la crescita degli studenti che abbraccia sia quelli della primaria che della secondaria di primo grado. «Si tratta di fasce di età completamente diverse – continua Santini – con esigenze e stimoli differenti che i ragazzi hanno bisogno di ricevere, ma la risposta che riceviamo è sorprendente. Se noi ci apriamo con loro con sincerità e interesse gli alunni si mettono in gioco completamente partecipando attivamente e restituendo un vissuto interiore ricchissimo. Gli studenti tirano fuori ciò che in quel momento sentono e condividono le loro emozioni e le loro necessità. C’è uno scambio reciproco attivo che arricchisce sia noi docenti che loro e ogni volta usciamo con nuove idee, con nuove progettualità e tante altre attività da proporre nei futuri incontri».

L’Istituto comprensivo del Tronto e Valfluvione si conferma un punto di riferimento formativo sul territorio, mettendo al centro la cura e la crescita dei propri studenti attraverso questo progetto che mira a costruire una scuola inclusiva e stimolante, valorizzando le risorse locali e promuovendo una didattica integrata. «Ogni attività – spiega il docente Mattia Celani – viene pensata in collaborazione con i colleghi che conoscono le dinamiche interne all’aula nella quale noi entriamo. Svolgiamo delle attività laboratoriali in cui facciamo dare libero sfogo alla fantasia e alla creatività dei ragazzi, dando loro la possibilità di sentirsi liberi di sperimentare e inventare. Partiamo dalla visione di un video, da una lettura e da lì poi sviluppiamo tutte le attività dando loro la possibilità di tirare fuori tutto quello che hanno dentro, comprese quelle emozioni che magari tendono a nascondere o reprimere per vergogna o paura».

Una scuola che quindi non vuole limitarsi ad offrire solo competenze nelle varie discipline, ma anche strumenti per la vita, educando alla responsabilità e al valore della comunità. «Sono attività che permettono agli studenti di andare a consolidare un rapporto di fiducia con altri alunni – continua Celani – e a noi docenti di ricevere uno scambio continuo anche per andare a personalizzare l’intervento educativo. Cercare il feedback da parte degli alunni e dei colleghi è utilissimo. E’ il motore di tutto il progetto, perché se non c’è una corretta collaborazione anche l’esperienza laboratoriale rischia di non essere realmente efficace. Noi ci occupiamo di sviluppare tutte quelle che sono le competenze trasversali, legate anche alle life skills».

Il progetto non si limita alle mura scolastiche, ma mira a integrare le attività con il territorio coinvolgendo attivamente gli studenti in un percorso di cittadinanza attiva e consapevole. La collaborazione tra scuola, famiglie e volontari è cruciale per il successo di questa iniziativa. «Solo cercando una sinergia tra tutte le parti coinvolte si possono raggiungere i risultati che ci siamo posti, perché – conclude Celani – è necessario che tutti siano protagonisti affinché questo progetto possa funzionare in modo sistemico. E’ necessaria una collaborazione continua altrimenti la lezione o il singolo intervento rischiano di non dare tutti i risultati sperati. Momentaneamente le attività vengono svolte tutte all’interno del contesto scuola, ma stiamo pensando anche ad eventi conclusivi da vivere insieme, coinvolgendo tutte le realtà locali che hanno concorso alla realizzazione».

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