
Pubblicato su “La Vita Picena” il 13 dicembre 1913
Il 28 gennaio 1908 cessava di vivere in Ascoli, senza prole, il marchese Giovanni Sgariglia. Nel suo testamento olografo del 12 maggio 1902, dopo varie disposizioni a titolo particolare, aveva istituito come erede universale di ogni suo bene il Comune di Ascoli Piceno, con il vincolo della fondazione di una Pia Casa di ricovero e di lavoro per i poveri della città, da eseguirsi entro il perentorio termine di cinque anni dalla sua morte, pena la decadenza del Comune dall’eredità in caso di inadempimento.
L’asse patrimoniale era ingentissimo, comprendendo, oltre i beni mobiliari, le vaste possessioni di Campolungo, Sentina, Piagge, Rosara, Mozzano e Castel Trosino, e i fabbricati di Ascoli, tra i quali il monumentale palazzo in Corso Mazzini. L’accettazione dell’eredità da parte del Comune fu effettuata con due distinte delibere consiliari in data 6 e 20 febbraio 1908.
Il Comune si mise all’opera per l’istituzione della Pia Casa, il suo riconoscimento come ente morale e la stesura dello statuto, nel quale lo scopo dell’istituzione era di combattere vagabondaggio e accattonaggio, di elevare materialmente e moralmente il ceto povero offrendo migliori condizioni di educazione e cultura ecc.
Tuttavia i metodi adottati per il perseguimento di tali finalità non ottennero il consenso concorde della cittadinanza e alcuni ritennero che la volontà del testatore non fosse stata attuata per intero ed eseguita fedelmente in quanto le rendite sovvenivano altre istituzioni di beneficenza, ma la Pia Casa non funzionava in proprio e direttamente nel perseguimento dei fini.
Inoltre, sempre nel 1908, i Sigg. Pietro, Filippo, Luigi e Adelaide Sgariglia nonché il Sig. Cesare Palmucci Pongelli, parenti del testatore, si opposero all’accettazione dell’eredità da parte del Comune, dando inizio a un lungo contenzioso che dopo un tortuoso cammino giudiziario si concluse nel 1913 e l’articolo de La Vita Picena qui riprodotto ricorda appunto tale conclusione.
Sotto il profilo amministrativo quella che poi fu L’Opera Pia Sgariglia confluì prima nell’ente assistenziale Congregazione di Carità, poi dal 1937 al 1939 nell’Ente comunale di assistenza (Eca) e dal 1939 al 1977 negli Istituti riuniti di cura e ricovero (Ircr); attualmente i beni provenienti dagli Sgariglia fanno parte del patrimonio del Comune, al quale dovrebbe quindi incombere, l’aiuto ai più svantaggiati con le rendite di quei beni, secondo l’intenzione del munifico benefattore.
Don Elio Nevigari
