CENT’ANNI
La Chiesa e la lettura privata della Bibbia
Dal controllo della Chiesa e dei riformatori alla libera diffusione moderna: l’evoluzione della lettura biblica laicale
di Don Elio Nevigari
Si dice che in passato la Chiesa scoraggiasse i laici a leggere il Vangelo. In realtà la storia è complessa. La Bibbia fu accessibile a tutti per la maggior parte del medioevo, almeno in teoria: essendo gran parte della popolazione analfabeta, pochi erano in grado di leggerla; inoltre un manoscritto era molto dispendioso.
Nel 1471 uscì la prima Bibbia a stampa in italiano, tradotta dal camaldolese Malermi; era quindi lecito possederla. Tuttavia, all’inizio dell’età moderna, la riforma protestante, facendo della sola Scriptura liberamente esaminata il suo baluardo, spinse la Chiesa a reagire vietando quelle traduzioni della Bibbia che non fossero state previamente autorizzate dall’autorità ecclesiastica; di quelle già autorizzate si poteva possedere copia previo permesso del vescovo diocesano.
Due le preoccupazioni: da una parte il timore che circolassero edizioni imprecise e parziali, redatte in ambienti protestanti; dall’altra il rischio che un laico non adeguatamente formato potesse interpretare ciò che leggeva in senso non cattolico. La Chiesa ritenne più prudente far accostare alla Bibbia tramite il sacerdote.
Dopo un primo momento, nel quale era stato suggerito ai fedeli un approccio diretto e privo di intermediari, persino alcuni riformatori fecero marcia indietro: nel 1525, Zwingli riservò l’interpretazione della Bibbia a individui adeguatamente formati; poco dopo Calvino suggerì che la meditazione sulle Scritture fosse riservata a quelli in grado leggerle senza rischio di fraintenderle; Lutero stesso, che inizialmente aveva esortato i cristiani ad accostarsi in libertà alle Scritture, tornò sui suoi passi nel 1543, preferendo un approccio mediato dai ministri di culto.
Nella Chiesa, le limitazioni cui sopra rimasero fino al 1758, quando Benedetto XIV eliminò il divieto di leggere la Bibbia nelle lingue vive e, nel 1776, uscì la classica traduzione italiana del Martini. Da allora la lettura privata della Bibbia cominciò a guadagnare popolarità nel laicato. In questo clima va inserito l’articolo riprodotto, tratto da Il Bollettino Piceno (l’antenato de La Vita Picena) del giugno 1902.
